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Nepal: Caritas, accertati 5500 morti, vescovo teme siano 10 mila

(AGI) – CdV, 30 apr. – “In Nepal il numero dei morti e’ salito a oltre 5.500 e sono piu’ di 8 milioni le persone colpite dal sisma”. Lo afferma Lilian Chan, di Caritas Australia, coordinatrice del team a supporto di Caritas Nepal, che ha fornito ai media un sintetico aggiornamento sulla situazione e sulle attivita’ post-terremoto e reso noto che sono stati raccolti dalla rete Caritas gia’ oltre 3 milioni di euro per gli aiuti (ai quali si aggiungono i 3 milioni stanziati dalla Cei e il contributo personale di 100 mila dollari inviato da Papa Francesco).

“Alla fine le vittime potrebbero essere 10 mila”, ha affermato pero’ monsignor Anthony Sharma, vicario apostolico emerito del Nepal, una cui dichiarazione e’ stata diffusa dalla Fondazione vaticana “Aiuto alla Chiesa che soffre”. “Nonostante le permanenti difficolta’ di accesso, operatori Caritas – ha annunciato Lilian Chan – hanno potuto raggiungere 4 distretti fuori da Kathmandu: Gorkha, Sindapalchowk, Nuwakot e Kavre”. Intanto prosegue anche la distribuzione di generi di prima necessita’ nella capitale, in particolare acqua, cibo, teloni e tende per ripari temporanei. Continua infatti a piovere e l’esigenza di ripararsi resta una priorita’ per i tanti sfollati ancora in strada”. Cosi’ questa mattina A cinque giorni dal sisma sono state ancora trovate persone vive sotto le macerie. Alcune comunita’ nei villaggi piu’ remoti sono ancora in attesa di aiuti.

Ha superato i 3 milioni di euro il contributo messo a disposizione dalla rete Caritas, inclusa Caritas Italiana. Sono state distribuite 10.000 tende e 3.000 teloni ed e’ sul posto un team di 12 persone che accompagna il lavoro della Caritas locale in questa emergenza. Da parte sua, Caritas Italiana ringrazia quanti hanno gia’ generosamente contribuito rinnovando l’appello alla solidarieta’ per far fronte ai bisogni crescenti della popolazione colpita. E sottolinea che con 25 euro si possono fornire alimenti essiccati per una famiglia per un mese. Con 10 euro si puo’ assicurare acqua per una famiglia per una settimana; oppure una tenda per ospitare 3 famiglie; o ancora 30 kg di riso, sufficienti per una famiglia per un mese. “Aiuto alla Chiesa che soffre” lamenta in una nota le gravi difficolta’ che si incontrano per raggiungere le aree colpite. “Le strade – rileva – sono impercorribili, i voli interni interrotti ed intere comunita’ sono tagliate fuori”. Lunedi’ mattina monsignor Paul Simick, attuale vicario apostolico, ha provato a raggiungere in elicottero una stazione missionaria dove alcuni fedeli hanno perso la vita. “Purtroppo pero’ non e’ stato possibile atterrare”, ha raccontato il vicario apostolico che ha riferito gli effetti devastanti che il sisma ha avuto sulla piccola comunita’ cattolica nepalese, che conta appena 10mila fedeli. “Molte famiglie cattoliche hanno dovuto abbandonare le proprie case, gravemente compromesse dal terremoto, mentre altre soffrono perche’ i propri cari hanno perso la vita o sono rimasti gravemente feriti. Vi chiedo di tutto cuore di pregare per loro”.

Team da 20 Paesi ma aiuti arrivano con il contagocce Piu’ di 1.700 persone per un totale di 54 squadre di soccorso provenienti da piu’ di 20 Paesi stanno lavorando senza sosta ma in alcune zone devastate dal terremoto del 25 aprile in Nepal gli aiuti arrivano con il contagocce. Le difficolta’ piu’ evidenti si registrano nell’hinterland di Kathmanu. Per esempio a Bhaktapur, localita’ a circa 10 chilometri dalla capitale che si e’ trasformata in un accampamento all’aria aperta. Nel villaggio di Kamal Vinayak, 1.200 persone dormono in una distesa multi colore di tende.

Le squadre di soccorritori contano sull’aiuto di 147 cani addestrati alla ricerca di persone tra le macerie. L’India e’ il paese piu’ rappresentato, con 13 team per complessivi 585 soccorritori. Le operazioni sono coordinate da un Centro militare multinazionale il cui quartier generale si trova nella piu’ grande e importante caserma dell’esercito nepalese. Secondo l’Onu sono piu’ di 70.000 le abitazioni distrutte, 530.000 quelle danneggiate, in 39 dei 39 de los 75 distretti dell’Himalaya. Gli sfollati sono 2,8 milioni, su una popolazione di 28 milioni di persone. (AGI)

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