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Nepal: incubo colera, quasi 6mila le vittime del sisma

(AGI) – Roma, 30 apr. – Incubo colera in Nepal, dopo il devastante terremoto che ha provocato quasi 6mila morti. Con un sistema fognario gravemente danneggiato, le carcasse in putrefazione tra le macerie e migliaia di persone che dormono all’addiaccio, il Paese deve affrontare il grave rischio di epidemie. Il bilancio delle vittime e’ salito a 5.844 morti e oltre 11mila feriti e all’appello mancano ancora tre italiani. Ma il rischio e’ di una seconda tragedia simile all’emergenza scoppiata ad Haiti, all’indomani del sisma del 2010: un’epidemia di colera, la cui responsabilita’, allora, fu attribuita a un contingente di caschi blu nepalesi (anche se l’Onu ha sempre negato). “In un ambiente in cui l’igiene e’ scarsa e la gente beve l’acqua che arriva da sorgenti dubbie, c’e’ sempre il rischio di malattie dall’acqua infetta, diarrea, o infezioni respiratorie”, ha ammesso Patrick Fuller, portavoce della Croce Rossa Internazionale per l’Asia-Pacifico. A cinque giorni dal sisma, tuttavia, accade anche qualche miracolo: come quello del 15enne Pemba Lama, estratto vivo dalle macerie di un edificio a Kathmandu. Nella capitale e’ stata trovata ancora in vita anche una donna, mentre nella notte una 13enne era stata salvata nella citta’ di Bhaktapur, uno dei siti considerati Patrimonio dell’Umanita’ dall’Unesco gravemente danneggiati dal sisma. I soccorritori, tra i quali gli americani dell’agenzia di cooperazione Usaid, hanno lavorato per ore per cercare di raggiungere l’adolescente. E quando il ragazzo, messo su una barella, e’ stato issato, si e’ levato un forte applauso. Lama e’ apparso stordito, con il volto coperto di polvere: “C’era tanta gente intorno a me fra le macerie. Urlavano”, ha raccontato, spiegando di essere sopravvissuto succhiando acqua dai vestiti umidi e mangiando burro chiarificato trovato in alcune scatolette. La donna e’ stata estratta viva tra le macerie di una guest house a New Buspark, a poca distanza dall’edificio in cui e’ stato trovato Lama. “Era ferita ma cosciente e parlava”, ha raccontato un maggiore dell’esercito. “E’ stata trasportata in un ospedale militare”, ha aggiunto, spiegando che la sopravvissuta si chiama Krishna Devi Khadka e lavorava nella cucina dell’hotel. “E’ come se fosse nata un’altra volta”. A Kathmandu in migliaia hanno trascorso la quinta notte all’addiaccio. E come ha detto il responsabile del Centro emergenza disastri del ministero dell’Interno, Rameshwor Dandal, “la natura sembra congiurare contro di noi”. Nella zona intorno all’epicentro la devastazione e’ totale. Le squadre di soccorso hanno dovuto lavorare sotto la pioggia battente e gli elicotteri ancora una volta hanno faticato a volare verso le localita’ piu’ remote. Intanto, arrivera’ nelle prossime ore a Kathmandu il team di nove vigili del fuoco che fanno parte della task force di assistenza sanitaria e di supporto tecnico inviata dal governo italiano per assistere la popolazione. Il governo nepalese, che non vuole perdere la lucrosa attivita’ turistica himalayana, si appresta a riaprire i sentieri sull’Everest. Gli alpinisti potranno tornare gia’ nei prossimi giorni: “Le ascensioni potranno continuare, non c’e’ ragione che qualcuno abbandoni la sua spedizione”, ha sintetizzato il responsabile del turismo nepalese, Tulsi Gauta.(AGI) .
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