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Nessuno dei quattro arrestati ammette lo stupro di Rimini. Cosa hanno detto agli inquirenti

Violenza di gruppo, rapina e lesioni aggravate: il procuratore per i minorenni di Bologna, Silva Marzocchi, chiederà la custodia cautelare in carcere per i tre minori accusati degli stupri di gruppo a Rimini, episodi definiti “turpi, brutali, ripetuti atti di violenza“. Domani (martedì 6 agosto) l’udienza di convalida dei fermi davanti al gip dei minori nei confronti dei due fratelli marocchini di 15 e 17 anni – che si sono costituiti sabato ai carabinieri di Pesaro – e del nigeriano di 16, ora nel centro di prima accoglienza del carcere dei Pratello di Bologna.

I tre minorenni scaricano la colpa sul congolese di 20 anni

Tutti uniti nel negare gli stupri alla giovane turista polacca e alla trans peruviana, della notte tra il 25 e il 26 agosto scorso a Miramare di Rimini, ritagliandosi una parte ai margini delle violenze compiute prima dello stupro, e ad accusare l’unico maggiorenne del gruppo, il 20enne congolese Guerlin Butungu, ritenuto anche dagli inquirenti il “capobranco”: “Facevamo quello che diceva lui, ci aveva soggiogato”, ha ammesso uno dei fratelli marocchini durante l’interrogatorio.”Avevamo bevuto, io la tanevo, ma lui faceva il resto“.

Il congolese nega di aver preso parte allo stupro

Butungu nega e rimanda al mittente le accuse: “Non c’ero, ero andato a delle feste in spiaggia, ho bevuto e mi sono addormentato, sono stato svegliato dai ragazzini e poi ci siamo diretti insieme verso Pesaro”. A rendere però incongruente il suo racconto, le immagini delle telecamere che ritraggono il gruppo insieme, tra il primo e il secondo episodio, nel tragitto tra il lungomare e la strada statale, nelle quali tutti i protagonisti di questa vicenda si sono riconosciuti. Anche per Butungu forse domani udienza di convalida (dopodomani al massimo visto i tempi tecnici).

Uno di loro ammette lo stupro della trans

In ballo, dunque, il rimpallo delle accuse. Con la trans peruviana, uno dei minori ammette il rapporto sessuale ma solo in quanto prostituta, dopo però le violenze che avrebbe subito, sempre da parte del maggiorenne. Da un lato racconti, per gli inquirenti, con gravi incongruenze e non credibili. Dall’altro, il quadro probatorio raccolto, che si dimostra solido: le immagini nitide delle telecamere di sorveglianza, e alcuni oggetti rinvenuti nella disponibilità del congolese, tra cui un cellulare – che sarebbe frutto di un rapina in spiaggia a degli italiani, mezz’ora prima dell’aggressione e dello stupro ai polacchi- e un orologio che si presume sia del turista polacco.

La Polonia vorrebbe l’estradizione degli arrestati

La Polonia ha intenzione di chiedere l’estradizione per i quattro arrestati, anche se nessun atto in tal senso è stato ancora formalizzato in procura a Rimini. L’intenzione è stata dichiarata dal vice ministro della Giustizia polacco, Patryk Jaki che ha anche manifestato l’intenzione del Paese di procedere duramente contro questo tipo di reati. “Per questi criminali – ha affermato commentando lo stupro della turista polacca – ci dovrebbe essere la pena di morte anche se in casi come questi tornerei addirittura alla tortura. Sono sempre stato e sono un sostenitore della pena capitale”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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