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Netanyahu a Entebbe a 40 anni dal blitz, "vinse l'umanità"

Kampala – Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha celebrato in Uganda il 40esimo anniversario della “eroica” missione di Entebbe, il blitz dei militari israeliani che salvò la vita a un centinaio di ostaggi ebrei e israeliani. “Entebbe”, ha ricordato Netanyahu, celebrando la ricorrenza nel’aeroporto a 40 chilometri dalla capitale Kampala, “fu una vittoria non solo per Israele ma per tutta l’umanita’”. Una visita “molto emozionante” per il leader dello Stato ebraico che, nell’operazione lanciata nella notte fra il 3 e il 4 lulgio 1976 per liberare gli ostaggi del volo Parigi-Tel Aviv dirottato perse il fratello, Yonathan, a capo del commando israeliano.

Netanyahu ha ricordato “la missione storica, eroica e indimenticabile” dei soldati israeliani. Allora, ha sottolineato, “atterrarono nel mezzo della notte in un Paese guidato da un dittatore brutale, Idi Amin, che aveva offerto rifugio ai terroristi. Oggi, siamo atterrati in pieno giorno e siamo stati accolti da un presidente che combatte il terrorismo”.

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Il 27 giugno 1976, un commando palestinese prese in ostaggio i 250 passeggeri del volo Air France Tel Aviv-Parigi e lo dirottò a Entebbe. Il commando israeliano salvo’ 101 ostaggi. I 7 terroristi vennero uccisi, cosi’ come 20 soldati e alcuni cittadini ugandesi. Oltre al fratello del premier e a tre ostaggi uccisi nella sparatoria, l’unica vittima israeliana fu una 75enne, trasferita prima dell’assalto in ospedale a Entebbe e successivamente uccisa su ordine di Amin. L’azione segnò uno dei uno dei momenti più caldi del conflitto arabo-israeliano e fu talmente spettacolare che nel giro di un anno furono girati ben tre film sul raid, tra cui “La lunga notte di Entebbe” con Kirk Douglas e Liz Taylor. 

 

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Del commando dei sirottatori facevano parte due tedeschi filopalestinesi e due arabi legati al Fronte popolare per la liberazione della Palestina a cui se ne aggiunsero altri tre quando l’aereo fu costretto a fare tappa in Libia. I terroristi chiesero al governo israeliano la liberazione di 53 detenuti palestinesi: 40 in Israele e 13 in altri Stati. Nel frattempo decisero di trattenere in ostaggio solo israeliani o ebrei oltre all’equipaggio (105 in tutto),rilasciando gli altri, e di rinchiuderli in un vecchio terminal dell’aeroporto, in corso di ristrutturazione. Il governo di Israele, guidato dal primo ministro Yitzhak Rabin, avviò i contatti ma in vista dell’ultimatum del 4 luglio fu messo a punto il raid con quattro aerei da trasporto C-130 Hercules e un Boeing 707 d’appoggio per il comando dell’operazione che assaltarono a sorpresa il terminal e riportarono a casa gli ostaggi. L’effetto-sorpresa fu favorito dal fatto che il mondo era concentrato sui festeggiamenti del 4 luglio per i 200 anni dell’indipendenza degli Stati Uniti. Dallo sportello posteriore di uno dei C-130 sbarcò una Mercedes nera, seguita da due Land Rover, per far credere a una visita a sorpresa di Amin.

Netanyahu, che nel suo tour punta anche a gettare le basi per nuovi rapporti con l’Africa sub-sahariana, dopo l’Uganda si spostera’ in Kenya, Ruanda ed Etiopia, accompagnato da imprenditori di una cinquantina di aziende israeliane, punta a riconquistare il sostegno africano nel consesso internazionale. Dagli anni ’60, infatti, diversi Paesi africani hanno preso le distanze dallo Stato ebraico a causa dell’occupazione dei Territori palestinesi e delle relazioni con il regime di apartheid sudafricano. “L’Africa e’ un continente in ascesa: dopo diversi decenni, posso dire che Israele sta tornando in Africa e che l’Africa sta tornando in Israele”.
Nell’ambito di questa strategia di riavvicinamento, Tel Aviv ha di recente approvato l’apertura di uffici dell’Agenzia israeliana per lo sviluppo internazionale nei 4 Paesi che Netanyahu si accinge a visitare, con l’obiettivo di condividere tecnologie e know how, in un’ottica di “rafforzamento delle relazioni economiche e della cooperazione con i Paesi africani”. (AGI)

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