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New Orleans abbatte le statue ricordo del sud razzista 

Il profondo sud americano, malgrado tutto ancora poco incline all’integrazione dei neri, dopo aver rimosso nel 2015 tra mille polemiche la bandiera confederata (‘stars and bars’ a differenza della ‘stars and stripes’ del nord e attuale bandiera Usa) davanti al Parlamento del South Carolina, ha visto le autorità di New Orleans in Lousiana effettuare, per ragioni di sicurezza, nel cuore della notte all’1,30 del mattino (le 8,30 in Italia), la rimozione del primo ma più controverso monumento che celebrava il sud razzista.

Si tratta della ‘Battle of Liberty Place’, un obelisco eretto nel 1891 che commemorava un fallita rivolta degli irriducibili confederati contro il nuovo governo della Lousiana filo-Nord dopo la Guerra Civile (1861-1865): il 14 settembre 1874 la ‘White League’ (organizzazione paramilitare bianca) combatté contro la polizia di New Orleans per 3 giorni prima di essere sconfitta. “La rimozione di questa statua invia un chiaro ed inequivocabile messaggio alla gente di New Orleans e alla nazione: New Orleans celebra la nostra diversità, inclusione e tolleranza”, ha dichiarato il sindaco Mitch Landrieu, bianco.

Operai in azione di notte e super-protetti

La scelta di operare in piena notte e senza anticipare la notizia e stata fatta al fine di ridurre al minimo non solo le proteste di chi era contrario ma i rischi per l’incolumità degli operai. Alcuni esponenti di spicco dell’amministrazione della città, in maggioranza abitata da neri, ha denunciato di aver ricevuto intimidazioni e minacce di morte, ha ricordato il sindaco svelando che uno dei mezzi impiegati per rimuovere l’obelisco è stato dato alle fiamme. Non solo. I lavoratori che hanno materialmente effettuato l’operazione indossavano caschi e giubbetti anti-proettili mentre sui tetti erano schierati a proteggerli cecchini della polizia.

Nei prossimi giorni toccherà ad altri tre monumenti

E per New Orleans si tratta solo dell’inizio: nei prossimi giorni altre tre monumenti nostalgici suddisti subiranno la stessa sorte. La statua del generale comandante delle truppe Confederate Robert E. Lee, quella del generale P.G.T. Beauregard e quella del presidente degli Stati Confederati, Jefferson Davis. I monumenti non verranno distrutti ma saranno “riposizionati in un luogo dove potranno essere storicamente contestualizzati”.

La decisione presa a febbraio 2015

La rimozione delle statue era stata decisa a febbraio del 2015 dopo che il Consiglio comunale di New Orleans aveva votato a favore dell’operazione. Lo stesso anno, a giugno, un suprematista bianco aveva sparato e ucciso 9 fedeli afroamericani in una chiesa del South Carolina, innescando un dibattito nazionale sui simboli confederati. A conferma di come i sentimenti razzisti fossero ancora forti in Lousiana il Liberty Monument rimosso era il più controverso: nel 1932, decenni prima del movimento dei diritti civili dei neri e le iniziative prima di John Fitgerald Kennedy e quelle più concrete del successore Lyndon Baines Johnson, venne aggiunta una placca che sosteneva come gli Usa avessero “riconosciuto la supremazia dei bianchi nel sud”. La città, in uno scatto di orgoglio paritario, aveva già rimosso l’obelisco dalla centrale Canal Street oltre vent’anni fa. Ma le autorità dell’epoca vennero costrette a rimetterla a posto dopo aver perso un ricorso presentato da alcuni nostalgici, anche se venne posizionata in un punto meno in vista. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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