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Niente elezioni anticipate. Lo dice Mattarella

Ottomilanovecento chilometri, un oceano e un continente di mezzo, nove ore di fuso orario: per ritrovarsi al centro di Roma. No: non ci sono le condizioni in questo momento per lo scioglimento delle Camere, assicura paziente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla giornalista. Solo che lei, la giornalista un po’ impertinente con le sue domande, non è italiana, ma canadese, e lavora per un’agenzia internazionale come la Bloomberg. E anche lei vuole sapere un paio di cose. La prima quando si va a votare, la seconda con quale legge. Nemmeno fossimo nel Transatlantico di Montecitorio.

“Probabile che si vada a scadenza naturale”

“La scadenza naturale della legislatura è a febbraio”, sottolinea il Capo dello Stato, “quindi è prevedibile che le consultazioni si svolgeranno tra febbraio e l’inizio della primavera”. “Naturalmente è sempre possibile, come in ogni democrazia, che si verifichino le condizioni per le elezioni anticipate”, aggiunge, “in questo momento non ci sono segnali di questo tipo, per cui è probabile che si vada a scadenza naturale”.

Si voterà con la legge che c’é

E la legge elettorale? “Spero che nei prossimi mesi sia possibile procedere con l’approvazione della nuova legge elettorale che armonizzi il sistema per le due Camere”, è la risposta. Che poi è questione di buon senso e di semplice conoscenza dei meccanismi fondamentali delle istituzioni, mica altro. Come dire: alla scadenza della legislatura si deve votare con quel che c’è o ci sarà, e quanto alla data il futuro non lo si conosce.

Proroghe innaturali non se ne concedono e non esistono neppure, a meno che non si voglia fare come in Libano, dove hanno appena rifatto la legge elettorale in attesa della quale il Parlamento è stato prorogato per nove anni. Ma quello è un caso di accanimento terapeutico. Ciò detto, il Presidente sale sull’auto blu e va all’aeroporto.

La tappa di Toronto è finita, e il viaggio in Canada è stato compiuto per i suoi tre quarti. Dopo Ottawa e Montreal manca solo Vancouver, affacciata su quell’area promettente e complicata che è il Pacifico settentrionale. Un Presidente italiano non c’era mai stato prima, e la scelta di allungare il programma fino al lontano ovest canadese ha il sapore di voler indicare agli imprenditori di casa che non ci si deve fermare al primo approdo sull’Atlantico.

Perché la Columbia non è poi così lontana dall’Italia

Anche perché certe atmosfere, persino nel lontano ovest canadese, hanno afrori decisamente mediterranei. E infatti Mattarella atterra nella Colombia Britannica scossa da un voto di fiducia parlamentare che ha affossato il governo. E’ andata così: il partito liberale, forza di centrosinistra, è uscito con le ossa rotte dall’ultima tornata elettorale. Che fare, insistere su un monocolore a vocazione maggioritaria o allargare la maggioranza ad una forza di sinistra come i Verdi? Il leader liberale, Christy Clark, che qui è anche primo ministro, si è presentato di fronte al Parlamento tentando una mossa a dir poco azzardata. Ha mantenuto il principio dell’autosufficienza nella composizione del governo, ma aperto alle sinistre dal punto di vista programmatico. Nelle parole dei giornali canadesi, ha “infarcito il Discorso del Trono (il corrispettivo del britannico Discorso della Corona, ndr) di idee prese dalle opposizioni”.

Non è bastato. Risultato: Clark ha dovuto presentarsi al Vicegovernatore del Canada per la British Colombia (dotato più o meno dei poteri e delle funzioni di un Capo di Stato italiano) a riferire. Al termine ha detto che Judith Guichon, la vicegovernatrice, “farà sapere”. In altre parole, si rischia lo scioglimento anticipato. La decisione verraà comunicata a ridosso dell’incontro, previsto per domani, con Sergio Mattarella. Che, si può immaginare, un paio di consigli basati sull’esperienza diretta potrebbe darglieli perché in fondo tutto il mondo è paese. Anche a ottomila chilometri più in là, anche a nove fusi orari e due oceani di distanza. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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