TwitterFacebookGoogle+

No ai ladri di democrazia, da Dario Fo a Fedez: parlano i firmatari della petizione

No ai ladri di democrazia, da Dario Fo a Fedez: parlano i firmatari della petizioneLappello lanciato dal Fatto contro i ladri di democrazia ha raccolto in venti giorni 215mila firme. Tra loro l’attore Dario Fo, il rapper Fedez e altri attori, scrittori e magistrati hanno spiegato la loro posizione sulla democrazia partecipata, la riforma del Senato e l’Italicum. 

Dario Fo (Attore):
Basta una firma contro il sonno dell’indifferenza. Il successo della raccolta di firme su il Fatto Quotidiano contro l’imposizione di riforme autoritarie e illegali sta dimostrando che esistono ancora molti cittadini, maschi e femmine, soprattutto ragazzi , che non accettano il sonno dell’indifferenza. Porre il proprio nome sul simbolo di questa protesta è un atto fortemente civile. Continuiamo a parteciparvi.

 

Fedez (Federico Leonardo Lucia, Rapper):
Fanno carne da macello della nostra democrazia. L’Italicum, così com’è insaccato, sembra solo una varietà di Porcellum allevato in cattività. Ma noi non abbiamo le fette di salame agli occhi per non vedere che una legge elettorale così concepita taglia fuori le minoranze, regala premi che neanche alla sagra del prosciutto, suscita forti dubbi di costituzionalità e, soprattutto, annulla lo strumento principale della democrazia: quello della scelta dei candidati, attraverso la preferenza. E io voglio scegliere chi mi rappresenta (anche nel nuovo Senato, che sarebbe riempito di personaggi nominati dai consigli regionali, cioè dai partiti). Togliere a un elettore il diritto di scegliere significa dissanguare la democrazia. Come fa il peggior macellaio.

Mario Almerighi (regista):
Un progetto che ricorda Gelli. Aderisco perché sono da sempre contrario al Piano della P2 di Licio Gelli e da sempre convinto difensore della Costituzione più bella del mondo. Come presidente di un’associazione dedicata a Sandro Pertini (la “Sandro Pertini Presidente”, ndr), sono certo che anche Lui sarebbe indignato per questa controriforma.

Benedetta Tobagi (giornalista e componente del Cda Rai):
Liquidano senza pietà ogni forma di dissenso. Avevo delle riserve a causa del toni in cui l’appello del Fatto quotidiano è formulato, tuttavia ho deciso di aderire perché condivido la profonda preoccupazione per i problemi che solleva. Firmo perché materie delicate come le modifiche costituzionali e la riforma della legge elettorale dovrebbero essere affrontate a partire da un confronto pubblico, aperto, approfondito, inclusivo, non sulla base di accordi riservati presi nelle segrete stanze, come il Patto del Nazareno. Le riforme su cui il governo sta forzando la mano configurano un sistema in cui sono ulteriormente contratti gli spazi di rappresentanza dei cittadini. Mi preoccupa, infine, l’aggressività dei toni con cui vengono denigrate o liquidate le posizioni di chi esprime pubblicamente il proprio dissenso.

Carlo Freccero (dirigente TV e professore universitario):
Renzi, una marionetta nelle mani dell’ex Cav. Mi oppongo perché, sotto mentite spoglie, questa riforma è l’apoteosi del berlusconismo. Dopo una stasi ventennale dovuta alla contrapposizione tra potere e opinione pubblica, si attuano le riforme politiche berlusconiane che l’indignazione aveva bloccato. Esasperando la retorica del fare, arriviamo al paradosso che fare disastri sia meglio che non fare nulla. Le riforme costituzionali, che secondo Renzi sono ‘fortemente’ volute dal popolo italiano, sono quelle già bocciate dagli italiani nel referendum popolare del 2006. Lo stesso Berlusconi ha detto che la riforma renziana non è altro che la sua personale riforma , affondata a suo tempo dalle sinistre. In questo modo Berlusconi ha voluto ribadire il suo copyright sul pacchetto di “riforme” di cui lui è l’autore e Renzi l’esecutore.

Adriano Sansa (magistrato):
La credibilità perduta per le riforme del piduista. Studenti di legge, nominavamo con orgoglio la Costituzione, con riguardo il Parlamento. Ora quest’ultimo, eletto con norma incostituzionale, si fa Assemblea Costituente abusiva; e tiene tra i padri della riforma un membro della loggia P2 – oscura e corruttrice –, condannato per frode fiscale, lungamente frequentatore di mafiosi, avvantaggiato da corruzione di giudici. Non possiamo accettarlo. Chi finge di non capire è diventato un po’ vigliacco. E chi governa sulla base di segreti accordi, e delibera, insieme con colui che dichiarava di voler combattere inflessibilmente, per questo chiedendo e ottenendo i voti, ci tradisce. Si vuole spingere verso un regime di esecutivi troppo potenti, squilibri istituzionali, debolezza del Parlamento, dominio del partito anche su Corte costituzionale e Consiglio superiore della magistratura. Rifiutiamo l’involuzione e la decadenza della cittadinanza, siamo coerenti con noi stessi

Aldo Busi (Scrittore):
Castrano la democrazia È ora di usare gli attributi. Accettare la castrazione della Costituzione da parte di questi Soci del Nazareno, il cui Patto avvolto di omertà grida vendetta a ogni coscienza civile, sarebbe come devolvere per gli uomini un testicolo a testa per rafforzare la loro viziata, viziosa e sterile impotenza devastatrice di democrazia e per le donne ritornare a essere gli eunuchi totali di un ennesimo Ventennio. Tanto varrebbe scendere nelle strade e provvedere alla Liberazione sui due piedi e con ancora entrambi i coglioni.

ANTONIO INGROIA (Presidente Azione Civile):
Grasso ridotto a impiegato al servizio del governo. Aderisco all’appello del Fatto contro i ladri di democrazia. Di ladri e assassini ne abbiamo visti tanti in questi anni. Ladri di Stato, assassini di mafia, e politici ladri e mafiosi. Oggi dobbiamo contrastare i ladri di democrazia che stravolgono la nostra Costituzione. È disgustoso lo spettacolo grottesco di un Parlamento imbavagliato e ammanettato da un presidente del Senato piegato ai voleri dell’esecutivo, mentre si realizza il piano piduista e autoritario laddove non erano riusciti né Gelli né Berlusconi, e mentre vengono ignorati i problemi degli italiani onesti che soffrono una crisi insostenibile. Contro tutto questo c’è bisogno di una grande spinta popolare che si sta coagulando dietro questo appello, al quale aderisco con convinzione, e che deve essere l’inizio di una valanga che deve travolgere la nuova casta fintamente innovatrice oggi al potere. È indegno ridurre il Senato a un dopolavoro per amministratori locali, è mortificante per la democrazia aumentare le firme per presentare un disegno di legge di iniziativa popolare e per la richiesta di referendum abrogativi. Intanto, mentre mafie e casta della corruzione divorano il Paese, il ministro Boschi parla per slogan e Renzi impone ultimatum. Aveva promesso di dimettersi. Non lo ha fatto. Rientra nel suo stile di parolaio. Dice di fare, non fa e quel che fa lo fa male.

No ai ladri di democrazia, da Dario Fo a Fedez: parlano i firmatari della petizioneTana De Zulueta (Giornalista):
L’imperdonabile silenzio stampa su un progetto inutile e pasticciato. 
Ogni giorno che passa rafforza gli argomenti degli firmatari dell’appello del Fatto Quotidiano, ma ce n’è uno a cui tengo in modo particolare, ed è l’informazione. È la grande assente del circo politico di cui narrano ogni sera i telegiornali italiani. E anche la stragrande maggioranza dei giornali del giorno dopo. Mi rendo conto che parlare di democrazia in un Paese allo stremo può sembrare un lusso, ma prendere a randellate i regolamenti parlamentari pur di fare passare una riforma costituzionale ed elettorale frettolosa e pasticciata, dalle conseguenze ignote ai più, dovrebbe indurre a qualche riflessione. Invece no. I parlamentari che si oppongono sono diventati gli “anti-riforma”, e tutti applaudono il piglio decisionista del nuovo leader. È la negazione della buona informazione, ed è un nostro male antico. La crisi ha soltanto peggiorato le cose. Il sistema dei media in Italia è evidentemente in difficoltà, e fa molta fatica a esercitare il suo ruolo fondamentale in democrazia: quello di controllare il potere. In buona parte non ci ha mai pensato – vedi alla voce conflitto d’interesse. Ma anche un grande quotidiano come la Repubblica, nato intorno a vere e proprie battaglie a sostegno della separazione dei poteri, nasconda le firme dei suoi migliori editorialisti, come Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky e Franco Cordero, e corra in soccorso al vincitore. Per non parlare della Rai, il vero tempio delle riforme mai fatte – e quella sì che sarebbe servita. Un servizio pubblico come lo intendeva Enzo Biagi avrebbe lavorato per aprire gli occhi ai cittadini e sostenuto il dibattito che non c’è mai stato. Tranne che sulle pagine del Fatto Quotidiano, insieme al Manifesto e pochi altri. Ma guardo le firme che avete raccolto, e vedo che siamo in buona compagnia.

Original Article >>

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.