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“No” alla depenalizzazione della droga: i preti di periferia contro la Kirchner

Padre Pepe Di PaolaPadre Pepe Di Paola.

GEROLAMO FAZZINI –
Milano –

«Le droghe non danno libertà, anzi schiavizzano». È un “no” secco alla depenalizzazione dell’uso della droga quello che arriva dai “curas villeros” di Buenos Aires, i preti di frontiera della capitale argentina. Sono sacerdoti cui Jorge Mario Bergoglio è molto legato: li ha appoggiati da arcivescovo nel loro impegno sociale in un ambiente molto difficile e continua a farlo, a distanza, da Papa, tant’è che ha incontrato personalmente due di loro, i padri “Pepe” Di Paola, nell’estate 2013, e, poche settimane fa, “Charly” Olivero.

 

La forte presa di posizione dei “curas villeros” – l’ultima della serie, giacché non è la prima volta che si pronunciano su questo scottante argomento – è contenuta in una lettera indirizzata alla presidente argentina Cristina Kirchner il 1° settembre scorso, in occasione della firma dell’accordo per la cura dei tossicodipendenti nelle periferie. Ma è stata diffusa ieri (e rilanciata dal sito “Religion Digital”), in polemica con il coordinatore del Segretariato per la prevenzione di abuso e il traffico di droga, Juan Carlos Molina.

 

«La depenalizzazione influirà nell’immaginario sociale istillando l’idea che le droghe non producano molti danni», scrivono i preti argentini, sottolineando come – per rispondere all’emergenza-droga, una piaga sociale che colpisce duramente il Paese latinoamericano – sia preferibile la strada della prevenzione e dell’intervento educativo, coinvolgendo tutti gli attori sociali.

 

«Ci chiediamo: come decodificheranno i ragazzi nei nostri quartieri l’affermazione secondo cui è legale il possesso e il consumo personale?», scrivono i sacerdoti. E aggiungono: «Ci sembra che non avere una politica di educazione e prevenzione delle dipendenze aumenti la possibilità di indurre il consumo di sostanze che danneggiano le persone».

 

I firmatari del documento parlano per esperienza diretta. Vivono a fianco dei drogati, che nelle “villas miserias” sono soprattutto i consumatori del micidiale “paco”, un prodotto venduto a basso prezzo, che proviene dalla lavorazione della cocaina e sta invadendo l’America Latina. Qualche anno fa padre Di Paola si mise in rotta di collisione con i trafficanti di droga sostenendo che nelle periferie di Buenos Aires il paco fosse depenalizzato di fatto e dovette cambiare aria per alcuni anni a causa delle minacce ricevute.

 

Nella lettera alla Kirchner i “curas” affermano che «l’esperienza di accompagnare i giovani nel cammino di recupero e reinserimento sociale ci ha permesso di ascoltare la testimonianza di molti che hanno iniziato assumendo piccole quantità di sostanze per uso “ricreativo” e poi velocemente si sono trovati a consumare droghe molto più pesanti e dannose».

 

Sono l’esplosione della marginalità e la rottura del tessuto sociale, sostengono i “curas villeros”, le cause remote del disagio sociale sul quale poi prospera la cultura della droga. Ed è lì che bisogna intervenire. Loro ci stanno provando, per esempio con centri di recupero comunitari chiamati “Hogar de Cristo”. Il percorso di disintossicazione punta al recupero integrale del drogato, cui viene assicurata un’adeguata formazione professionale in vista del suo reinserimento nella società. Funziona: l’80% dei ragazzi esce dalla spirale della droga. A conferma che non è la scorciatoia della depenalizzazione la soluzione del problema.

Fonte

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