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No Grecia no euro

Sono tutti protesi ad aspettare un piano di proposte da Atene, tutti indispettiti dal fatto che Tsipras non lo abbia già presentato.

Dovranno attendere.
La Troika si era stata abituata, in questi anni, a dare i compiti a casa e gli scolaretti mediocri, come l’Italia, hanno sempre prontamente eseguito con antidemocraticità impressionante. 
Lo scenario internazionale suggerisce a Tsipras di ricomporre un puzzle complicato senza potersi permettere di trascurare nemmeno una tessera.
I trattati internazionali non prevedono una regolamentazione sull’uscita dalla moneta unica, ma prevedono, con un percorso lungo anni e soprattutto tortuoso, l’uscita dall’Unione. 
Non è però scontato che l’uscita dall’Unione comporti automaticamente anche l’uscita dall’euro.
Una ipotetica uscita dall’euro dovrebbe essere preceduta da accordi intergovernativi le cui definizioni potrebbero protrarsi per un tempo indefinito, e soprattutto non c’è alcun precedente che possa fornire indicazioni.
L’uscita dall’euro della Grecia sarebbe in ogni caso la fine dell’unione monetaria perché tutti gli altri Paesi programmerebbero di defilarsi subito dopo sollecitati da un risentimento antieuropeista dilagante.
La Cina ha tutto l’interesse affinché la Grecia resti nell’eurozona perché una eventuale uscita costituirebbe l’inizio della disgregazione monetaria dell’euro e la Cina conta proprio sull’euro per sostenere la sua politica monetaria in chiave anti-dollaro. 
La Russia ha bisogno della stabilità politica della Grecia perché ha in programma di farla attraversare dal suo gasdotto, ma non sarebbe affatto dispiaciuta se uscisse dall’euro. 
L’uscita dall’euro e dall’UE potrebbe comportare anche l’uscita dalla Nato e l’apertura ad una influenza militare russa sul mediterraneo.
La Germania ha bisogno di costruire il suo avanzo commerciale sulla disparità dei tassi di interesse e se la Grecia si sottraesse, alla Germania verrebbe a mancare il più importante “sparring partner” per i suoi “allenamenti” verso la germanizzazione dell’Europa. 
Gli USA non permetteranno che la Grecia lasci la Nato ed entri nella sfera di influenza militare della Russia.
Nel 1967 non lo consentirono e attraverso la CIA instaurarono il regime dei colonnelli.
Oggi agli USA conviene finanziare il governo attuale non certo con motivazioni umanitarie verso i greci, quanto piuttosto con motivazioni militari contro la Russia.
Una proposta alla crisi greca potrebbe arrivare dalla riunione dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) che si sta tenendo in queste ore in Russia.
Tsipras fa bene ad attendere prima di presentare le sue condizioni.
In gioco non c’è solo il futuro della Grecia.
Ormai è evidente.
Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea
 
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