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No, Salvini non è andato in Libia con un jet di lusso

Le immagini, in effetti, sono un po’ da propaganda old-style: la stretta di mano con il pilota in tuta (e non in divisa) davanti alla goffa sagoma dell’aereo militare; il selfie con tanto di cuffia e microfono all’interno del velivolo e lo scatto da Instagram del sobrio, essenziale pasto servito sulla via del ritorno: cotoletta e patate su un piatto di plastica.

Matteo Salvini, in partenza per Tripoli, ci teneva a far sapere ai suoi follower che non sarebbe stata una passeggiata e che per andare in un posto così tosto come la Libia servono i mezzi e gli uomini giusti. Niente Falcon 900, quindi, il ben più elegante e lussuoso aereo executive usato generalmente dai ministri in missione, poco adatto a schivare attacchi con missili antiaerei non del tutto improbabili da quelle parti.

Ma qualcuno si è messo sulle sue tracce e sui social ha sparso il sospetto che tutta la ‘tatticità’ evidenziata fosse solo una messa in scena. Sono stati i ‘Socialisti Gaudenti’, gruppo goliardico di Facebook che ha cercato di seguire la traccia dell’aereo ministeriale su FlightRadar24 e sostiene di aver scoperto che a quell’ora l’unico aereo in volo da Roma a Tripoli non era un C27J, ma un Falcon 900LX. Selfie con l’areo da guerra, insomma, viaggio con quello di lusso. 

Una polemica di immagine, più che di sostanza, smentita dalla già citata foto del piatto con la cotoletta sul cui sfondo si vede il cockpit della cabina di pilotaggio che è proprio quello del C27J e non quello del Falcon, così come i piloti che si intravedono indossano tute da volo e non divise. 

Ottimo pranzo a bordo del volo militare di oggi: cotoletta e patatine!
Buona cena, Amici. pic.twitter.com/6tJTVz5J9c

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 25 giugno 2018

E dopo ventiquattr’ore anche i Socialisti Gaudenti hanno corretto il tiro e riportato la spiegazione di perché FlightRadar abbia tracciato un Falcon invece di un C27J: pure il Falcon faceva parte della missione.

Ma in ogni caso, secondo un esperto di sicurezza, è una polemica pretestuosa, perché con che velivolo andare non lo decide il ministro, a prescindere che gli stia bene o meno. Celebre è rimasta la sfuriata di un ministro degli Esteri di uno dei governi Berlusconi ‘costretto’ a volare in visita ufficiale a bordo di un aereo cisterna perché gli altri non erano disponibili. “Che figura di m…” ebbe a dire scendendo la scaletta accolto dai funzionari del protocollo interdetti davanti al mastodontico e decisamente poco ministeriale Boeing 707/T

“Una polemica insensata”

“Chi polemizza non parte dal presupposto che organizzare una vista di Stato in un posto ancora considerato, a ragione, ad alto rischio come Tripoli, capitale nella quale si muovono e agiscono ancora numerose milizie armate, sia cosa ben diversa dal pianificare l’incontro con un leader in una qualsiasi delle capitali europee o occidentali” dice Carlo Biffani, esperto di intelligence, “se il fine era quello di sottolineare come sarebbe stato più opportuno scegliere profili di missione diversi e far risparmiare soldi ai contribuenti, temo che si sia davvero fuori strada. La sicurezza, in certi contesti e a certi livelli costa cara”. 

Tutta la pianificazione della trasferta verso un luogo come Tripoli, aggiunge, è svolta da un team di esperti in ambito Difesa ed Intelligence che suggerisce opzioni come aeromobili, aeroporto di arrivo, composizione del nucleo di protezione, possibili luoghi destinati agli incontri, sistemi di comunicazione e di tecnologia, orari e tutto il corollario di scelte possibili. Il vip si affida ad analisi, pianificazione e procedure operative ideate, attuate ed eseguite da specialisti e dopo averle prese in considerazione, fa la sua scelta.

Come si sceglie un aereo

“Solo per fare un esempio il tipo di aeromobile scelto potrebbe essere o di quelli militari dotati anche di tecnologia per la difesa da eventuali attacchi effettuati con armi controcarro od antiaeree oppure di quelli executive particolarmente veloci e relativamente piccoli e difficilissimi da ingaggiare con armi individuali convenzionali. Quindi la scelta si potrebbe essere probabilmente ridotta a due tipologie di vettori. Uno più lento e di dimensioni maggiori, ma meglio difeso in termini di tecnologia ed un altro più piccolo, veloce e manovriero”. 

“Inoltre bisogna tener conto del fatto che Salvini viaggiava con scorta e staff” dice ancora Biffani, non si va in un posto simile, senza un dispositivo di protezione e adeguato: questo tipo di attività sono appannaggio di peparti come il Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri oppure del Nono Reggimento d’Assalto Col Moschin, gli incursori paracadutisti, ai quali non di rado si associano, perché già presenti in ambasciate posizionate in Paesi a rischio, i Carabinieri paracadutisti del primo reggimento Tuscania”.

Ma come funziona si trasporta tutta questa gente? “Questo personale si muove con dotazioni e tecnologia di altissimo livello ed è molto meglio, sia in termini di opportunità che di spazi necessari, che viaggino su vettori militari o della Presidenza del Consiglio, con i quali, peraltro, hanno grande familiarità e sui quali sono abituati a muoversi e ad operare perché vi svolgono i cicli addestrativi di routine. Solo per fare un esempio, a volte si rende necessario trasportare direttamente sul posto le autovetture dotate di un coefficiente di protezione balistica tale da assicurare sicurezza in contesto dove si può essere attaccati con armi da guerra ed autovetture simili viaggiano sullo stesso aeromobile o su un altro che viaggia contemporaneamente al vip. Insomma, l’organizzazione di un viaggio simile resta qualcosa di davvero complesso ed articolato da portare a termine e men che meno liquidabile con facili battute sui social”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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