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No-vax, l’ultima frontiera del complottismo irrazionale

Volendo farne un riassunto, il ragionamento alla base delle rivendicazioni del movimento anti vaccinista dice sostanzialmente che lo Stato, con l’approvazione del decreto Lorenzin, spenderà un mucchio di soldi per somministrare gratuitamente ai bambini dieci vaccini obbligatori più altri quattro fortemente consigliati, esponendoli così al rischio dell’insorgenza di disturbi dello spettro autistico (Dsa). Dunque un inverosimile paradosso, perché di fatto si investirebbero risorse per avere in prospettiva cittadini disturbati.

E la comunità scientifica, unanime nel bollare come infondato questo nesso di causalità? Tutti collusi al soldo di Big Pharma, che guadagnerà dalla vendita dei vaccini e poi dalle cure di cui i futuri cittadini avranno bisogno! Peccato però che la componente farmacologica nelle terapie per i pazienti Dsa sia marginale e volta solamente all’attenuazione di alcune manifestazioni specifiche, non alla guarigione. Al contrario, un abbassamento della copertura vaccinale esporrebbe al rischio di malattie epidemiche e renderebbe necessaria la produzione massiccia di farmaci adeguati. In quel caso sì che le case farmaceutiche vedrebbero crescere i loro bilanci, a danno naturalmente dello Stato.

Già a questo punto dovrebbe essere abbastanza evidente quanto ci sia di (ir)razionale nei no-vax, ma poiché al peggio non c’è mai fine ecco che le cronache ci informano degli sfoghi di rabbia di questa gente. Dapprima le minacce ricevute via mail e denunciate pubblicamente dalla deputata Maria Amato (Pd), poi le aggressioni dei manifestanti verso alcuni altri deputati usciti da Montecitorio. A ben vedere gli ingredienti sono gli stessi di qualunque altra concezione integralista di fede: una verità proclamata, rigorosamente non corroborata da evidenze scientifiche, l’indisponibilità a metterla in discussione e l’attitudine a reagire in maniera sproporzionata. Che si aggiungano, come aromi, tradizioni religiose o moderne bufale esplose nella rete poco cambia; il sapore del piatto cucinato è molto simile.

Massimo Maiurana

 

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