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Nobel Chimica: esperto Cnr "manca quarto uomo, italiano Balzani"

Roma – Il Nobel per la Chimica alle macchine molecolari assegnato a un trio di scienziati manca di un nome, quello dell’italiano Vincenzo Balzani. E’ il rammarico di Nicola Armaroli, ricercatore del Cnr di Bologna che collabora da 26 anni con il francese Jean-Pierre Sauvage, uno dei tre premiati. “Il Nobel andava dato a pari merito al nostro Vincenzo Balzani, che ha collaborato strettamente con Stoddart”, ha dichiarato all’Agi, “a lui si devono molte delle dimostrazioni che le molecole possono muoversi e girare. Balzani iniziò i suoi studi con Stoddart sulle macchine molecolari e i suoi studi hanno fatto da legante tra le ricerche di Soddart e quelle di Sauvage”.

Armaroli, 50enne bolognese, ha raccontato la sua collaborazione con Sauvage: “Lavoriamo ancora insieme nonostante lui sia in pensione. Stiamo seguendo dei progetti e proprio ieri sera ci siamo salutati: Sauvage era a cena da un amico comune, chimico anche lui, e ci si chiedeva a chi sarebbe andato il Nobel. Sicuramente non alle nostre ricerche, abbiamo riso”. Grande è stata quindi la sorpresa (e la gioia) all’uscita della notizia, con l’unico “dispiacere” che sia stato dimenticato Balzani. Tra i cento chimici più citati al mondo, Balzani è professore emerito dell’Alma mater e nel 2013 ha ricevuto un premio alla carriera dalla rivista ‘Nature’, consegnatogli dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Entrando nel merito degli studi premiati a Stoccolma, Armaroli ha sottolineato che si tratta di “ricerche di base”. Parliamo, ha osservato, “di persone che sono state in grado di ampliare i confini della conoscenza e hanno iniziato i loro studi non pensando a una ricaduta pratica delle loro scoperte. Per questo si tratta di studi con prospettive applicative molto lontane”. Certo, “una ricerca di base geniale apre la strada ad applicazioni incredibili e totalmente innovative”. E la genialità della scoperta “sta proprio nell’aver disegnato delle molecole semplici in grado di muoversi da una direzione all’altra, seguendo la stessa logica binaria dei computer. Così un domani sarà possibile inserire transistor e chip molecolari, infinitesimamente più piccoli di quelli attuali e in grado di contenere una vastità d’informazioni. Una rivoluzione. Ma di certo non immediata”. Interessanti anche le applicazioni con le molecole di rame, che “hanno come proprietà la luminescenza: una delle prospettive più intriganti è la possibilità di produrre luce ad alta efficienza e bassissimo impatto ambientale”. (AGI) 

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