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Nobel per la Pace: si scommette sul Papa, ma c’è anche Snowden

Papa FrancescoPapa Francesco.

Mauro Pianta –
Torino –

Loro, gli allibratori, sono quasi certi: il nome vincente su cui puntare in vista del  Nobel per la Pace edizione 2014 è quello di Papa Francesco. Anche qualche esperto si sbilancia: Kristian Berg Harpviken, infatti, direttore del Peace Research Institute Oslo (Istituto di ricerca della pace di Oslo), che ogni anno elabora una lista di finalisti, scommette proprio sul Pontefice. Per conoscere il nome del vincitore occorrerà però attendere venerdì 10 ottobre alle 11, quando si pronuncerà il Comitato.

Nel marzo scorso il Comitato di Oslo rese noti i nomi dei 278 candidati, – tra i quali una cinquantina di organizzazioni –  e in buona posizione veniva dato il presidente russo Vladimir Putin. E invece, nell’anno che ha dato molti dispiaceri alla pace, il leader russo, inizialmente accreditato per il suo ruolo nel disarmo chimico siriano, è stato sbalzato indietro in classifica dalla controversia con l’occidente sul conflitto ucraino.

 

 

Nella rosa di possibili premiati proposta dal  Prio  figurano anche Edward Snowden, la `talpa´ americana che rivelò i segreti sulle intrusioni spionistiche americane ed è stato poi costretto a rifugiarsi in Russia e Malala la ragazza pachistana aggredita e ferita dai talebani per il suo impegno nel difendere l’istruzione femminile. Nella classifica del Prio c’è poi un nome che pochi conoscono e che, se premiato, darebbe un segnale molto forte in favore delle donne e dell’Africa. Si tratta di  Denis Mukwege, ginecologo congolese  fondatore del Panzi Hospital a Bukavu, da decenni specializzato nella cura e nel sostegno alle donne che hanno subito violenza, pratica cui sempre più spesso ricorrono le bande armate che imperversano in tanti paesi africani. Mukwege era stato del resto già candidato lo scorso anno. Il Prio ha messo inoltre ai primi posti della sua scarna lista il gruppo giapponese che si batte per l’applicazione alla lettera dell’articolo 9 della Costituzione nipponica, che detta la rinuncia alla guerra per sempre.

 

 

Tra i candidati vi sono inoltre molte altre associazioni o gruppi: tra i primi il cosiddetto `People of Lampedusa´, simbolo di accoglienza dei migranti, accanto al quale figurano anche Medici senza frontiere, le Madri argentine di Plaza de Mayo, la stazione spaziale internazionale (Iss) e anche Google, Facebook o il Giulio Andreotti Institute. E in Italia si parla di un ipotetico riconoscimento alla missione Mare Nostrum, il cui contributo per limitare le tragedie dell’immigrazione nel Mar Mediterraneo – riconosciuto da Ue e Onu – viene indicato fra gli altri come meritevole d’attenzione dal ministro Maria Carmela Lanzetta (non senza la reazione polemica di Giorgia Meloni). Immancabile infine il codazzo di attori e musicisti `impegnati´: da Bono, a Leonardo di Caprio, ad Angelina Jolie.

 

 

In ambito cattolico a ricevere il prestigioso premio fu nel lontano 1979 Madre Teresa di Calcutta, proclamata beata da Giovanni Paolo II nel 2003. La fondatrice della comunità delle Missionarie della Carità venne insignita del riconoscimento «per il lavoro compiuto nella lotta per vincere la povertà e la miseria, che costituiscono anche una minaccia per la pace».

Fonte

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