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“Noi il terroristi lo combattiamo”. La replica di Teheran a Trump

Non solo l’Iran non sostiene i terroristi islamici ma combatte quegli stessi jihadisti che gli Usa hanno sostenuto. È la dura replica del vicepresidente iraniano, Eshaq Jahangiri, alla decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di proibire per tre mesi l’ingresso sul territorio americano di cittadini provenienti da sette Paesi a maggioranza musulmana, tra cui l’Iran. “Per assicurare il rispetto della dignità di tutti i membri della grande nazione iraniana, in patria e all’estero, il Governo della Repubblica Islamica dell’Iran si impegnerà in un’attenta valutazione dell’impatto di breve e medio termine delle decisioni degli Usa sui cittadini iraniani, assumerà le iniziative legali, diplomatiche e politiche adeguate e replicherà con misure dello stesso tenore per salvaguardare i diritti dei suoi cittadini fino alla rimozione delle insultanti restrizioni”, ha dichiarato Jahangiri all’agenzia ufficiale Irna, “attraverso tutti gli strumenti che abbiamo, sosterremo i nostri cittadini in tutto il mondo e assumeremo le dovute iniziative in sede internazionale contro le misure assunte dagli Usa, illegittime, inumane e contrarie ai diritti umani”.

“I cittadini americani verranno rispettati” 

Assicurando che “i cittadini americani saranno rispettati e verrà fatta differenza tra loro e le politiche ostili degli Usa”, il vicepresidente dell’Iran ha poi sottolineato, con un richiamo all’orgoglio nazionale, che “non si può accusare di sostegno al terrorismo un Paese cha ha giocato un ruolo guida nella civilizzazione del mondo”. “I cittadini iraniani sono vittime del terrorismo e sono state colpite parecchio da questo fenomeno”, ha concluso Jahangiri, “l’Iran è stato il solo Paese ad affrontare con coraggio i terroristi sostenuti dagli Usa e da certe potenze regionali per destabilizzare la sicurezza in Iraq, Siria Yemen e Libia; continueremo a lottare contro il terrorismo e a sostenere con forza i diritti della nazione iraniana in tutto il mondo”.

Lo scontro con l’Iran complica la distensione con Mosca

Intanto una parlamentare iraniana, Zahra Saei, ha annunciato il ritiro della sua partecipazione al Women Strategy in Summit previsto a New York dal 21 al 22 maggio. Secondo Saei, il provvedimento di Trump “è un palese insulto al mondo dell’Islam” e “sostiene il terrorismo e alimenta le fiamme dell’estremismo in ogni parte del pianeta”. Quel che è certo è che uno scontro aperto con il Paese degli ayatollah, principale alleato di Mosca in Medio Oriente, potrebbe complicare in partenza la distensione dei rapporti con Vladimir Putin promessa da Trump. 
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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