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Noi, ostaggio di Satana nella casa degli orrori

Noi, ostaggio di Satana nella casa degli orroriIl demonio nella loro abitazione forse non è mai entrato. Ma la disperazione sì, quella era di casa. E quando il capofamiglia, un operaio albanese, comincia a soffrire per il lavoro perduto, ecco che la paura di veder sfuggire ciò che si è conquistato in una vita di sacrifici, può assumere le sembianze di una presenza maligna, a suo modo diabolica. Un incubo a catena che, come in un satanico effetto-domino, potrebbe aver coinvolto moglie e figli (un maschio di 15 anni e due femmine appena maggiorenni).Stiamo parlando di quella che i giornali hanno ribattezzato «la famiglia indemoniata di Prato»: storia delicatissima di un dramma privato che ora la sensibilità di medici, religiosi, carabinieri e magistrati sta gradualmente riconducendo nell’alveo della normalità.

I primi risultati già cominciano a vedersi. Dopo alcuni giorni terribili, punteggiati da ricoveri ed esorcismi, i cinque protagonisti di questa tragica vicenda hanno superato il momento acuto della crisi. Ora stanno meglio. Ma vanno ancora seguiti. C’è voluto per tutti un trattamento sanitario obbligatorio (il famigerato Tso, sigla erroneamente percepita nell’opinione pubblica come sinonimo di «cura anti pazzia»), ma alla fine l’ombra di Belzebù si sta diradando dopo essersi allungata sulla casa degli «albanesi» nella frazione pratese di Coiano.

Intanto la Procura ha aperto un fascicolo conoscitivo, mentre i servizi sociali restano allertati e gli psichiatri tengono la situazione monitorata. Eppure il ricordo di quel buco nero che ha inghiottito un’intera famiglia resta angosciante; cinque vittime in balìa di un’«entità» che i protagonisti continuano a chiamare «Satana», ma che, probabilmente, è solo l’oscuro alter ego di un disagio psichico. Tra loro c’è anche la ragazza arrivata in ospedale urlando di essere «posseduta dal demonio». I suoi ricordi sono confusi, carichi di paura. E davanti alle domande di chi cerca di risolvere questo rebus maledetto, lei mostra ancora tanta fragilità.

Perché credete di essere posseduti dal diavolo?«Le voci, i rumori, le scritte sugli specchi. La casa ne è piena. È tutta opera sua…». «Sua» di chi? «Di Satana». E quelle bruciature sulle braccia?«Sono lividi».Chi li ha provocati?«Sempre lui, Lucifero». Non i suoi genitori?«No, mamma e papà sono buoni. Ci amano. Non ci farebbero mai del male». C’è qualche problema in famiglia? «Mio padre ha sentito per primo la presenza del maligno. Poi è stata la volta di mia madre e di noi figli». Quando sono cominciati i «fenomeni»? «Da tempo. Ma giovedì scorso è stato terribile. Un orrore: le voci, i rumori, le scritte hanno invaso la casa». Cosa avete fatto? «Siamo andati dal prete. Che prima ha benedetto la casa. Ci ha rassicurato…». Inutilmente.

«Sono stati fatti due esorcismi. Il maligno è rimasto…».Siete una famiglia di cattolici praticanti?«Non frequentiamo la parrocchia. Ma abbiamo sentito il bisogno di chiedere aiuto in chiesa».E poi cos’è successo?«Siamo andati dai carabinieri e in ospedale».Vi hanno ricoverato.«Eravamo sotto choc. Avevamo bisogno di cure». Notizie dei suoi genitori e dei suoi fratelli?«Anche loro sono ora più calmi».Qual è il suo più grande desiderio?«Tornare a vivere insieme sotto lo stesso tetto. Finalmente, in pace».

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