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Noi sessuofobi? Semmai aconfessionali

ICopyright © 2003 David Monniauxl dizionario, si sa, è pieno di termini che assumono significati diversi in funzione al contesto in cui vengono usati e in base al modo in cui vengono usati. Basti pensare al sostantivo “laicità”, a cui spesso vengono associati degli aggettivi di rinforzo per conferirgli ora una connotazione positiva, ora negativa. O anche per stravolgerne il senso, per cui qualcosa diventa “sanamente laico” semplicemente quando laico non è del tutto, o non è affatto. Almeno non secondo il significato odierno del termine che è il contrario di confessionale, mentre in origine per laico si intendeva piuttosto il contrario di clericale, nel senso di appartenente al clero.

Il contrario di confessionale potrebbe però essere semplicemente “aconfessionale”, ma anche in questo caso ci troviamo davanti a un aggettivo usato e abusato. Più abusato. Secondo la definizione stretta, per aconfessionale si intende qualcosa, per dirla con le parole del vocabolario Treccani, “che non ha legami con alcuna particolare confessione religiosa”. Ma siamo sicuri che ciò sia sufficiente? Perché a rigor di logica questa definizione calzerebbe a qualunque cosa non sia emanazione diretta di una confessione, comprese un mucchio di associazioni che invece sponsorizzano apertamente ideologie religiose.

Ad esempio per l’Avis, la nota associazione di donatori di sangue, l’aconfessionalità viene garantita nel momento in cui non si pongono limitazioni all’ingresso; fintanto che non viene chiesta l’appartenenza religiosa agli aspiranti soci, l’associazione ritiene di poter continuare a definirsi aconfessionale. Poco importa se poi organizza messe in occasione delle cene sociali. Eventuali obiezioni dai soci non vengono nemmeno prese in considerazione dal Collegio dei probiviri. Guai però ad accostare il suo nome a quello di un partito o un candidato, perché in quel caso, giustamente, rivendica con forza il suo carattere apartitico.

Probabilmente lo stesso principio viene seguito anche dal Moige, che infatti si definisce, come quasi tutti, apartitico e aconfessionale. L’incongruenza tra la definizione che questo movimento dà di se stesso e la sua attività sul campo, tra cui spicca quella di invocare la censura per qualunque trasmissione televisiva faccia riferimenti a sfondo sessuale anche solo di striscio, venne fatta notare da Vice a Elisabetta Scala, allora responsabile dell’Osservatorio Media, in un’intervista dello scorso anno. Le risposte alle due iniziative portate ad esempio furono rispettivamente “non so, non ricordo” e “ci muoviamo non per ragioni etiche, ma per contrastare la volgarità”. Sembra un po’ un’arrampicata sugli specchi, e a dirla tutta non se ne comprendono le ragioni visto che non ci sarebbe certo nulla di male se un’associazione di cattolici, che incidentalmente fa propria la morale ecclesiastica, che condanna chi a scuola discute un libro che parla di omofobia e bullismo, e che plaude a chi nega che i gay vengono ancora discriminati, dica apertamente di ispirarsi al cattolicesimo e quindi di non essere affatto aconfessionale.

Invece no, la cosa sembra quasi essere vissuta con vergogna. Al punto da rinnegare perfino le iniziative passate e da trascinare in tribunale chi osa perpetuarle in rete, cosa accaduta nella causa che ha visto contrapposti proprio il Moige e la Fondazione Wikimedia, proprietaria dell’enciclopedia collaborativa Wikipedia, e che recentemente ha visto l’emissione del verdetto di primo grado. Verdetto non favorevole al Moige perché per il Tribunale di Roma Wikimedia non può essere responsabile dei contenuti caricati dagli utenti, ma al di là delle ragioni che hanno portato il giudice Colla a dare ragione a Wikimedia, che naturalmente gongola, sono significativi i motivi che hanno spinto il Moige ad adire le vie legali.

Tutto ruota intorno a un corso di educazione sessuale pubblicato nel vecchio sito del movimento e rimosso nel passaggio al nuovo. Beh, “educazione sessuale” è forse una definizione non proprio calzante, perché in realtà questo corso, composto di dispense redatte dalla docente di biologia Leda Galli Fiorillo, più che educare alla sessualità era orientato all’ases­sua­lità e alla con­dan­na dei rapporti pre-matri­mo­niali, dell’omosessualità e perfino della masturbazione. Il problema è che quelle pagine sono tuttora disponibili attraverso il sito Wayback Machine, e nella pagina sul Moige di Wikipedia vengono correttamente citate, e linkate, specificando che si tratta di pagine vecchie.

Ma il Moige non ci sta! Chiede che su quel vecchio corso cali l’oblio e, non avendo potuto editare direttamente la voce, chiede che Wikimedia cancelli l’intera pagina. A parte l’assurda contraddizione nel chiedere da una parte l’oblio e dall’altra un risarcimento di 200 mila euro con “pubblicazione della sentenza sui quotidiani nazionali”, è evidente che dal loro stesso punto di vista i contenuti di quel corso sono da ritenere imbarazzanti. Viene spontaneo chiedersi come mai siano imbarazzanti adesso e non lo siano stati a suo tempo, ma la vera questione è per quale motivo adesso si invoca il diritto di poter togliere gli scheletri dall’armadio. Se proprio si volesse rinnegare il passato, non sarebbe molto meglio dichiarare apertamente di aver commesso degli errori e andare avanti? O dire semplicemente che la missione è cambiata e adesso si percorre una nuova strada? Sempre ammesso che la strada nuova sia migliore di quella vecchia, s’intende.

Massimo Maiurana

 

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