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“Non lasciamo l'Italia alla destra”. Cosa si è detto oggi all'assemblea di Campo Progressista

Il dibattito su una possibile coalizione nel centrosinistra potrebbe arrivare al punto finale con la direzione del Pd di domani. Giuliano Pisapia raduna a Roma l’assemblea di Campo progressista (Cp) e insiste sulla strada “giusta” dell’unità del centrosinistra: “Non vogliamo un’altra Sicilia, non possiamo non fare di tutto per unire” (La Repubblica). Lancia un ultimo appello ai dem per una nuova alleanza che segni la discontinuità con le politiche del passato, chiude a qualsiasi coinvolgimento di vecchi e nuovi centrodestra, e ‘striglia’ Mdp, perché una “ridotta” che può fare solo testimonianza e non cambiare il Paese non basta.

La sinistra è in zona Cesarini

Si è in zona Cesarini, di questo sono tutti consapevoli nei lavori di “Diversa, una proposta per l’Italia”. È quello che, a più voci, si sottolinea, a partire da Marco Furfaro, esponente di primo piano di Cp, che riconosce la strada in salita, ad oggi, con il Pd di Renzi, ma la via dell’unità deve essere perseguita fino in fondo per il bene del Paese, che significa battere le destre e il populismo. E quindi, avere una coalizione di programma e di governo, non un’accozzaglia di simboli.

L’avvertimento al segretario del Pd è chiaro: non è un ultimatum, perché resta caparbiamente il dialogo la strada maestra. Ma certo, se chiuderà alle proposte e continuerà a non ascoltare chi vuole dare voce anche a quanti non vanno più a votare, avrà in mano il cerino della responsabilità del centrosinistra non solo spaccato, ma anche sconfitto. In campo scende la presidente della Camera Laura Boldrini (Il Messaggero). Lei sì, lo dice chiaro: ad oggi, con il Pd di Renzi “non ci sono le condizioni per fare una coalizione”.

Standing ovation per Laura Boldrini

C’è una standing ovation, dall’arrivo alla conclusione del suo discorso, segno che l’agenda della terza carica dello Stato è la direzione che il popolo di Cp vuole seguire. L’unità del centrosinistra, scandisce, in queste condizioni, è un imperativo (Il Sole 24 Ore). I temi sono Europa, lavoro, immigrati, cittadinanza, una legge che guarda al futuro e che ‘si deve approvare’. Anche per Pisapia, lo Ius soli e’ l’obiettivo, insieme al fine vita, da perseguire (Agi). Ma sintonia si registra anche su altri grandi temi, come il ruolo delle donne per ‘fare andare avanti il Paese’. Roberto Speranza , coordinatore nazionale di Mdp, prende la parola dal palco: chiede un cambio delle politiche del passato.

Sulla presunta trattativa fra il Pd ed Mdp, smentita da Pierluigi Bersani (“Cado dalle nubi” RaiNews), ai dem chiede di fare un cambio di passo per recuperare quella fetta di cittadini che non ci crede più e annuncia che con il Pd di Renzi la partita, di fatto, per come stanno le cose, è chiusa. Quindi ‘abbraccia’ l’agenda ‘straordinaria’ descritta da Laura Boldrini. Si può fare un campo non largo, ma larghissimo, dice, ma “bisogna stare alla realtà”. 

Tabacci: “Rottamazione? Dopo 17 anni Berlusconi dà ancora le carte”

È Bruno Tabacci a rivolgersi al ‘rottamatore’ Renzi per dirgli che, dopo 17 anni in Parlamento si trova di nuovo Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, a dare le carte, il che è inammissibile, e a chiedere al Pd di svegliarsi. Intanto, i pontieri sono al lavoro: dal ministro Franceschini agli esponenti della sinistra del Pd, Gianni Cuperlo in testa, che domani, nella direzione del partito, chiederanno che le parole di Pisapia non cadano nel vuoto. E’ Ciccio Ferrara a chiudere gli interventi della kermesse (Il Fatto Quotidiano). Non ha timore a dire che il Pd non ha mai ascoltato Campo progressista, ma che ora, a poche settimane, presumibilmente, dallo scioglimento delle Camere, e quindi dalle prossime elezioni politiche, c’è una corte che gira intorno e chiede di lasciare aperto uno spazio. Campo progressista alle elezioni ci sara’ ma non e’ in vendita, sottolinea, e non farà da stampella a nessuno. Sul palco anche verdi e radicali. 

Veltroni: “La sinistra ha perso le parole giuste, a Renzi ho detto sempre di includere”

“Io ho inventato l’espressione ‘vocazione maggioritaria’. Ma la vocazione maggioritaria del Pd per me non è mai stata isolamento. Vuol dire che l’orizzonte non è il 25 per cento. E’ conquistare un consenso maggioritario costruendo a sinistra e al centro uno schieramento capace di vincere”. Ha detto intanto Walter Veltroni a In Mezz’Ora di Lucia Annunziata. “A Renzi ho sempre detto di cercare di includere, di accogliere anche quelli più lontani da te, accetta le osservazioni più dure perché così si sta in una comunità”.

E aggiunge: “La sinistra è stata abituata a organizzarsi in una società strutturata. Le fabbriche, i luoghi di lavoro, le sezioni, ora che la società si è disaggregata la sinistra sembra avere perso le parole giuste. Il vero tema di oggi è cosa sarà della democrazia. Non è che arriva Tejero o Mussolini, ma arrivano nuove forme di assolutismo”, ha concluso Veltroni. “La sinistra sbaglia quando decide troppo poco, non quando decide”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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