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«Non paga l’Ici la scuola che non svolge attività commerciale»

Scuola cattolicaScuola cattolica –
Mentre il governo cerca una soluzione per gli istituti paritari, la Cassazione spiega chi ha diritto all’esenzione. La protesta del mondo cattolico.
GIACOMO GALEAZZI –
ROMA –

Nel giorno in cui il governo incontra le associazioni delle scuole cattoliche, la Cassazione precisa la sentenza che toglie l’esenzione Ici agli istituti paritari.  L’esenzione dal pagamento dell’Ici spetta «laddove l’attività cui l’immobile è destinato, pur rientrando tra quelle astrattamente previste dalla norma come suscettibili di andare esenti, non sia svolta in concreto con le modalità di un’attività commerciale» e «l’onere di provare tale ultima circostanza spetta, secondo le regole generali, al contribuente», spiega la Cassazione, con una nota firmata dal primo presidente Giorgio Santacroce, sull’«interpretazione sostenuta» dalla sentenza sul pagamento dell’Ici da parte delle scuole paritarie, «in continuità con l’orientamento in materia espresso già in precedenza da questa Corte».

Nel caso di specie, che ha riguardato il comune di Livorno e due istituti paritari cattolici, la Corte, si legge ancora nella nota, «ha ritenuto che il giudice d’appello non avesse congruamente motivato in ordine al conseguimento in giudizio di siffatta prova da parte dell’istituto religioso, tenuto conto di quanto la giurisprudenza della Corte ha affermato circa gli elementi che contraddistinguono l’attività di impresa». Infatti, la Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio: «sarà pertanto il giudice di merito a dover decidere in ultima analisi – conclude la nota – alla luce di una rinnovata e più circostanziata valutazione delle risultanze processuali se l’esenzione spettasse o meno per l’attività didattica come concretamente svolta».

«Al fine di evitare qualsiasi strumentalizzazione», la Suprema Corte precisa che «la sentenza in questione si pone in linea di continuità con il consolidato orientamento» della Corte stessa sull’«interpretazione dell’esenzione prevista dall’articolo 7 del decreto legislativo 504 del 1992 e dei relativi limiti». Polemiche «fuor d’opera», dunque, che «sembrano dimenticare come la questione sia stata oggetto, e la sentenza vi fa esplicito riferimento, di un’indagine comunitaria per sospetti aiuti di stato agli enti della Chiesa, che sarebbero potuti derivare da una interpretazione della predetta esenzione non rigorosa e in possibile contraddizione con i principi della concorrenza».

Ma per il Servizio informazione religiosa della Cei, «non è un caso che «la scuola pubblica paritaria continui a svolgere il proprio ruolo di servizio al Paese senza alzare mai la voce, senza rincorrere comportamenti estremistici, ripianando con grandi sacrifici le perdite economiche». «È meglio che le decisioni essenziali per la vita pubblica vengano da un Parlamento democraticamente eletto e da un Governo nel pieno delle proprie prerogative – conclude – piuttosto che da un magistrato pur autorevolissimo. È una questione di democrazia e di rispetto della vita reale».

Il direttore del Sir, Domenico Delle Foglie, nell’editoriale, destinato ai 150 settimanali cattolici italiani, sottolinea che «la sentenza della Corte di Cassazione che ha inflitto il pagamento dell’Ici arretrata ad alcuni istituti scolastici parificati in favore del Comune di Livorno è oggettivamente, comunque la si guardi,  una spallata alla libertà di educazione». Il «retrogusto della sentenza è ideologico e non sorprendono gli applausi che vengono dai settori più ideologizzati sia della società sia del Parlamento. Applausi dietro i quali si intravedono, purtroppo, pregiudizi coltivati negli anni, nel tentativo di affermare un principio assoluto di laicità dello Stato che facilmente sconfina nell’arbitrio del più forte».

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/liberta-di-educazione-freedom-of-education-libertad-de-ensenanza-42555/

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