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Non solo Bracciano, tutti i laghi italiani sono in crisi idrica. Una mappa

Non solo Bracciano, ma tutti gli invasi italiani sono in crisi a causa della prolungata siccità. L’abbassamento delle acque del lago di Bracciano preoccupa sì e fa notizia, richiama l’attenzione mediatica perché da questo invaso si ‘pesca’ acqua destinata all’approvvigionamento di Roma, ma la realtà è cruda in tutto il Paese.

Il lago di Garda è al 32% 

E su tutti spicca in modo impressionante il lago di Garda: ad oggi il riempimento è al 32% della capacità, il deflusso dell’acqua è di oltre il doppio rispetto a quella che ne viene apportata dai fiumi. E, sempre al nord, scendono rapidamente i livelli anche dei laghi di Como (riempimento al 57%), di Iseo (riempimento anche qui al 57%) e Maggiore (riempimento al 60%), tutti abbondantemente sotto la media.

Tra questi quattro grandi laghi, solo quello di Como registra un afflusso di metri cubi di acqua superiore al deflusso e la tendenza è però di stabilità, cioè senza crescita, mentre per il Maggiore e l’Iseo la tendenza è ancora al ribasso; in lieve rialzo quella del Garda. Ma nel complesso la situazione è con evidenza molta critica. E nel Bresciano, il lago d’Idro può garantire acqua alle campagne ancora per una settimana.

In Emilia Romagna è crisi idrica, agricoltura in ginocchio

 A questo quadro si aggiunge la denuncia dell’Anbi, l’associazione nazionale dei consorzi per la gestione e tutela del territorio e acque irrigue, che analizzando poi la situazione per regioni indica l’Emilia Romagna come quella con la più grave crisi idrica in chiave agricoltura: poichè l’invaso di Mignano, in provincia di Piacenza, è sceso a 700.000 metri cubi ed è considerato riserva indispensabile per l’uso idropotabile nell’area, ecco di conseguenza che sono stati sospesi i prelievi per l’irrigazione dei campi.

Analogamente succederà entro breve al vicino bacino del Molato, contenente ormai solo circa 250.000 metri cubi d’acqua, pari ad appena il 5% della capienza. Duplice è il danno per l’agricoltura: la carenza d’acqua per l’irrigazione non solo ha pregiudicato i raccolti, ma ha condizionato fortemente le semine, impedendo, ad esempio, quelle di mais dolce, pomodori e fagiolini.

In Toscana a rischio il lago di Puccini

In Toscana l’emergenza idrica, iniziata nel Grossetano, ha raggiunto la parte nord della regione, coinvolgendo innanzitutto il lago di Massaciuccoli, conosciuto nel mondo come “il lago di Giacomo Puccini”, dove continua a scendere il livello dell’acqua (-30 centimetri sotto il livello del mare), tanto da rendere necessaria l’eccezionale sospensione dell’approvvigionamento irriguo per salvaguardare la “salute” del lago ed evitare che l’aggravamento dello sbilancio idrico favorisca l’ingresso di acqua salata. Spostandosi più giù nella penisola, al centrosud gli invasi registrano mediamente un 30% di acqua in meno rispetto allo scorso anno; le regioni più “assetate” risultano la Calabria e la Basilicata.

“La situazione nelle regioni centro meridionali – commenta Francesco Vincenzi, presidente dell’Anbi – è complessivamente meno grave che al nord grazie alla presenza di invasi a riempimento pluriennale, realizzati nei decenni scorsi grazie alla Cassa del Mezzogiorno. Ciò conferma la necessità del Piano Nazionale degli Invasi, da noi proposto insieme alla Struttura di Missione presso la Presidenza del Consiglio #italiasicura e di cui chiediamo l’inserimento di un primo finanziamento nella prossima Legge di Stabilità.

Abbiamo già pronti 218 progetti, i cui cantieri potrebbero essere avviati entro breve, per un importo complessivo di 3 miliardi e 300 milioni da inserire nella più ampia strategia per 2.000 bacini medio-piccoli con un impegno finanziario ventennale pari a 20 miliardi di euro. Di fronte ai cambiamenti climatici, non possiamo lasciare il futuro dei redditi agricoli e del made in Italy agroalimentare alle bizze di Giove Pluvio“.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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