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Non solo incidenti e roghi: tutti i numeri della crisi dell'Atac

Autobus vecchi di oltre 10 anni, tram che possono arrivare ai 35. È tutta scritta nei numeri aziendali la crisi che scuote l’Atac, la municipalizzata del trasporto pubblico di proprietà al 100% del Campidoglio. Il bus andato in fiamme nella centralissima via del Tritone è la nona vettura distrutta in circostanze del genere  dall’inizio dell’anno. Ma i problemi sono anche altri.

Un tram dei tempi di Tennessee Williams

La società – dati estratti dal bilancio 2016 – ha un parco mezzi da 2.082 unità, con 11,6 anni di età media, di cui però solo 1.617 autobus sono di proprietà, che comprende anche 30 filobus e 164 tram, questi ultimi con un’età media di 32,5 anni.

Una flotta datata, della quale ogni giorno circolano tra i 1.300 e i 1.400 autobus, gli altri restano fermi tra manutenzione, guasti e attesa dei pezzi di ricambio.

Altri 174 treni circolano sulle tre linee della metropolitana e sulle tre ferrovie regionali gestite in concessione da Atac, con i mezzi in circolazione sulla Roma-Giardinetti che toccano la cifra record di 61 anni di età media. Con un parco mezzi così malridotto ritardi, guasti e rotture sono all’ordine del giorno.

I conti ottimistici dei pianificatori di chilometri

Ecco allora che, si legge nell’ultimo bilancio disponibile, “la produzione complessivamente erogata nella gestione 2016 si è attestata su un livello inferiore a quello conseguito nel 2015, non raggiungendo il volume di servizio programmato”.

Ovvero, l’azienda non riesce a soddisfare i chilometri fissati dal contratto di servizio con il Campidoglio, che versa nelle casse dell’azienda 560 milioni di euro l’anno, con un accordo prorogato nei mesi scorsi fino al 2021.

Una situazione che a luglio 2017 ha portato l’Antitrust a comminare una sanzione da 3,6 milioni di euro alla società partecipata per “pratica commerciale scorretta e nella falsa prospettazione, di un’offerta di servizio di trasporto frequente e cospicua, a fronte della soppressione di molte corse programmate”.

L’impietoso confronto con l’Europa

Ecco allora che il confronto tra i numeri di Atac e i colossi europei del servizio pubblico diventa impietoso. A Londra la società Transport for London a settembre scorso annotava un parco da 9.549 bus sommando i 7 operatori presenti in città. Certo, la capitale del Regno Unito, conta 8,8 milioni di residenti, contro i 2,9 di Roma, resta il fatto che l’età media delle vetture londinesi è inferiore ai 5 anni.

Anche il raffronto con la milanese Atm è impietoso: l’azienda lombarda ha più di 1.300 mezzi a fronte di un terzo di abitanti rispetto alla Capitale.

Un piano che non convince i giudici

Per Atac non va meglio sul versante della tenuta societaria, l’azienda è impegnata in una difficile percorso di concordato preventivo in continuità presso la sezione fallimentare del tribunale di Roma, schiacciata da un debito di 1,3 miliardi accumulato in anni di gestione non sempre trasparente.

Il 30 maggio è fissata l’udienza per l’analisi del piano di concordato, chiamato ad ottenere un nuovo via libera da parte dei giudici. Nelle scorse settimane il Tribunale ha sollevato perplessità sul piano presentato da Atac dovute a “problemi di legalità” ed assenza di “sufficienti garanzie sulla fattibilità” degli strumenti individuati per rientro dal debito. Una partita che rivela molte fragilità strutturali di un’azienda da 11.700 dipendenti che ogni anno spende 538 milioni di euro in buste paga ma ne incassa appena 260 dalla vendita di abbonamenti e titoli di viaggio.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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