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“Non vogliamo mischiarci coi cattolici”. E ora gli islamici vogliono un proprio cimitero

La comunità bengalese di Roma ha avviato una raccolta fondi per la creazione di un cimitero musulmano da 30/40mila tombe che dovrebbe sorgere fuori dal Raccordo Anulare.

Alessandra Benignetti Francesco Curridori – Gio, 02/08/2018 –
“È meglio che chi deve pregare “Allah u Akbar”, non abbia vicino un cattolico che recita l’Ave Maria”. Bachcu, presidente dell’Associazione Dhuumcatu che riunisce la comunità bengalese della Capitale, spiega il senso della raccolta fondi lanciata per creare a Roma un cimitero ad hoc per i musulmani.

“Vogliamo essere sepolti in Italia ma da veri musulmani”
“Un cimitero gestito dai fedeli islamici è necessario perché esistono delle differenze tra il rito cattolico e quello islamico. Noi non possiamo essere sepolti vestiti e la nostra salma deve essere posizionata in direzione nord-sud”, aggiunge. Tutte accortezze che, secondo la comunità musulmana bengalese, che ha la sua base nel quartiere multietnico di Tor Pignattara, non verrebbero rispettate nei cimiteri comunali, come quello di Prima Porta che, ad esempio, ha un’area dedicata ai non cattolici. Proprio per il bene della reciproca convivenza, la comunità musulmana bengalese ritiene che sia meglio avere due cimiteri distinti. “Succede già in Gran Bretagna e in Francia”, assicura un suo connazionale che risiede in Italia da 20 anni. “Mia figlia è nata e cresciuta a Roma e non vuole che un giorno io possa essere sepolto in Bangladesh”, ci confessa. “Allo stesso tempo, però, se devo essere seppellito qui, vorrei essere sepolto come un vero musulmano”. “Per noi – continua – è inaccettabile essere seppelliti da una persona che ha bevuto, visto che per la nostra religione l’alcol è haram, proibito” (guarda video).

I costi e le modalità di realizzazione del cimitero islamico
“C’è un altro rito, un altro sistema, abbiamo bisogno di un luogo tutto per noi, dove possiamo fare quello che serve”, spiega l’Imam di Tor Pignattara. Uno dei luoghi individuati sarebbe un terreno di 81 ettari lungo la via Prenestina, fuori dal Raccordo Anulare. Il costo dell’operazione è stato stimato attorno ai 6-7 milioni di euro. Una cifra che l’organizzazione punta a raccogliere tramite le offerte dei connazionali. “Non si tratta di donazioni – precisa Bachcu – ma di mettere in una cassa comune la cifra, circa 3mila euro, che ognuno di noi dovrà spendere un domani per la propria sepoltura in Italia o per spedire la salma in Bangladesh”. E sull’eventualità del ricorso a fondi stranieri, dubbio sollevato nei giorni scorsi dall’ex consigliere regionale Fabrizio Santori, della Lega, il presidente dell’associazione Dhuumcatu assicura che le transazioni saranno trasparenti e pubblicate in rete. “Stiamo facendo una raccolta fondi alla luce del sole via web o tramite bollettini postali. I commercialisti, gli avvocati e i tecnici che seguiranno la faccenda sono tutti italiani e tutta la documentazione sarà redatta in italiano”, promette.

“Al Comune di Roma non chiederemo un centesimo ma soltanto le autorizzazioni necessarie a procedere – chiarisce – in tutta Italia i bengalesi sono 136mila e se soltanto il 2% aderisse all’iniziativa riusciremo tranquillamente a raggiungere il budget”. Secondo l’organizzazione il cimitero ospiterà dalle 30 alle 40mila tombe. Ma, ci rivela l’Imam della zona, “accanto al luogo dove verranno effettuate le sepolture sorgeranno anche una moschea e una scuola coranica”. Insomma, se le donazioni fossero superiori alle aspettative, il cimitero potrebbe trasformarsi in un vero e proprio luogo di culto, forse addirittura più importante della Grande Moschea di Roma.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/islamici-roma-ecco-perch-non-vogliamo-essere-sepolti-dai-non-1560686.html

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