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Non vuole pagare il parcheggio per andare a Stonehenge. E Re Artù si rivolge al tribunale

Londra – Sono il re e non pago il pedaggio: casomai lo impongo io, e lo riscuoto. Ma di certo non cedo ad altri le mie prerogative: siano essi i sassoni invasori o le autorità che dicono di gestire per conto dello Stato il sito di Stonehenge. Non è vero: lo Stato sono io. Firmato: Re Artù di Camelot, figlio di Uter Testa di Drago.

C’è scritto proprio così, in calce al ricorso presentato al tribunale di Salisbury: “Re Artù Pendragon”, che si querela per dover pagare 15 sterline di parcheggio ogni volta che si reca a pregare a Stonehenge. Una questione che si trascina da molto tempo.

L’English Heritage contro Re Artù (che si chiama proprio così dopo aver cambiato nome)

Da una parte l’English Heritage, ente pubblico che da anni ha cura del sito archeologico più famoso del Regno Unito, dall’altra il signore del Regno di Logres. Che si chiama davvero Re Artù, perché una volta un altro tribunale fu così sconsiderato da accettare la richiesta di tale John Rotwell affinché il nome che portava fin dalla nascita, e con il quale aveva prestato anche servizio militare nei paracadutisti del Royal Hampshire Regiment, fosse cambiato. Riconoscendo, secondo il diretto interessato, di fatto un rapporto di discendenza diretta di sangue, se non di metempsicotica reincarnazione.

La mitica Excalibur per insignire i compagni d’arme

Da allora la vita di Artù e’ stata una lotta per il riconoscimento dei suoi legittimi diritti, per combattere la quale nel lontano 1986 comprò anche Excalibur, la spada “taglia pietra e acciaio” che l’antenato brandiva nelle famose sei battaglie contro i sassoni di Octa. Oddio, non è che avesse trovato l’orginale, anche perché finito  da secoli in fondo a un lago ad opera di Sir Galvano; però riuscì a procurarsi la spada usata nel film ad esso dedicato cinque anni prima, una pietra miliare del suo genere firmato da John Boorman. Con essa dice di aver insignito con gli ordini della cavalleria più di un compagno d’arme, e ora tutti li raccoglie nella sua casa di Farnborough, nell’Hampshire, attorno ad una tavola di cui non si conosce la forma, ma è facile immaginarsela.

Re Artù salta il tornello per non pagare il biglietto a Stonhenge

Poi ha deciso di tornare alla religione degli avi, facendo finta di non accorgersi che secondo Goffredo di Monmouth in realtà Artù combatteva tenendo l’immagine ella Vergine Maria sul giustacuore, e si è dedicato al druidismo. Ragion per cui è entrato in collisione per l’English Heritage quando questo, in virtù di una legge del 1970 per la tutela del patrimonio artistico ed ambientale, impose il biglietto d’ingresso per accedere al cerchio di pietre di Stonhenge. Proprio quello che Merlino fece volare in territorio britannico strappandolo con le sue arti magiche al suolo della vicina Irlanda. Artù non tollerò l’onta e finì sotto arresto non si sa quante volte per violazione di proprietà altrui: si presentava all’ingresso e con elasticità da paracadutista saltava ostentatamente il tornello. Contemporaneamente scoprì che, far valere le proprie ragioni, anche un re può scendere a patti con il sistema democratico, e prese a concorrere alla carica di sindaco di Salisbury sulla base di un programma politico ecologista e libertario.
 

Lo scontro sul parcheggio, “non pago il pedaggio per pregare”

Da ultimo, lo scontro sul parcheggio. La tesi del ricorso è questa: sono un fedele della religione druidica, Stonehenge è il mio luogo santo, se pago il pedaggio vengono violati i miei diritti fondamentali. In particolare gli articoli 10, 11 e 14 della Convezione Europea dei diritti dell’Uomo.  Difficile dargli torto, anche perché le controdeduzioni di quei burocrati dell’English Heritage sono quantomai deboli: nel solo giorno del solstizio d’estate, dicono, abbiamo 40.000 visitatori. E’ giocoforza spingerli a prendere l’autobus e a lasciare i mezzi di trasporto privato in giardino, o a distanza di qualche chilometro. 

Sembra proprio che a Salisbury siano propensi a riconoscere le buone ragioni di Pendragon Artù nato a Farnborough, Contea dell’Hampshire, nel 1955. Infatti gli hanno accordato un giorno intero per far presente il suo caso di fronte ai giudici. Vittoria quasi scontata, quindi e diritto garantito a lasciare fuori dell’ingresso, libero da balzelli e corvee, la cavalcatura. Che non è un destriero, semmai una Kawasaki; ma questi sono dettagli.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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