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NOVE ANNI DOPO LA CONDANNA IN CASSAZIONE SI CHIUDE IL PRIMO SCANDALO DELLA DIOCESI DI SAVONA-NOLI

CatturaArrestato don Barbacini, era latitante Violentò migranti minorenni in spiaggia,tradito dal passaporto scaduto dopo la fuga in Marocco.

SAVONA. «Bravi mi avete trovato». Con un sorriso e poche parole Giorgio Barbacini, 79 anni, fino al2004parrocodella diocesi di Savona-Noli, si è rivolto ai carabinieri del nucleo radiomobile di Albenga che l’altro pomeriggio lo hanno fermato mentre entrava nella sua casa di Lusignano. L’uomo era latitante da una decina d’anni per una condanna a tre anni e sei mesi passata in giudicato per pedofilia. Il primo caso conclamato di abusi sessuali nell’ambito clericale savonese che ha dato il via a una stagione caldissima culminata con le condanne di don Massaferro e Nello Giraudo. L’uomo era appena tornato dal Marocco dove aveva trovato rifugio (in precedenza sembra che il prete avesse trovato copertura nella vicina Svizzera) e dove aveva deciso di vivere la sua latitanza. Il passaporto in scadenza lo ha portato a tornare nel Savonese dove negli anni duemila aveva violentato decine di giovani extracomunitari di cui doveva prendersi cura. Una scelta obbligata per sistemare la faccenda burocratica, ma Barbacini confidava di farla franca anche stavolta. La rete dei controlli alle frontiere però ha fatto riaccendere la luce d’allarme per le forze dell’ordine. Violenza sessuale aggravata e continuata sono le ragioni che nel 2004 avevano spinto il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro a chiedere sei anni di carcere per l’allora prete, titolare della casa d’accoglienza Migrantes della diocesi. E al termine del processo (avviato dal pm Danilo Ceccarelli e che per certi versi è passato anche per le mani di Chiara Venturi) con rito abbreviato Giorgio Barbacini è stato condannato atre anni e sei mesi, sentenza passata in giudicato in Cassazione nel 2006. E da quel giorno Giorgio Barbacini, sulla cui uscita dalla chiesa non si hanno certezze, ha fatto perdere le proprie tracce. Ma le immagini di quei poveri migranti costretti a subire le morbose attenzioni del prete all’ombra delle imbarcazioni capovolte sulla spiaggia delle Fornaci, non si sono attenuate. Anzi. E a cancellarle non è servito neppure l’atteggiamento omertoso dell’allora vescovo Dante Lafranconi, come ha sottolineato lo stesso gip Fiorenza Giorgi nell’ordinanza di archiviazione per prescrizione nei confronti dell’alto prelato, ora in pensione dopo la missione a Cremona. Il caso di don Barbacini era tornato nelle aule di palazzo di giustizia fino al 2011, quando alla sbarra si è trovata Gabriella Maglio, stretta collaboratrice di Barbacini e prosciolta per intervenuta prescrizione dalla falsa testimonianza. La donna aveva tentato di coprire i terribili comportamenti del prete, anche conosciutissimo insegnante di religione nelle scuole cittadine, dichiarando che tra don Giorgio e le sue giovani vittime non sarebbe mai successo nulla. Con l’arresto di Barbacini e il suo trasferimento in carcere (a meno che il giudice di sorveglianza non lo scarceri per via dell’età) si chiude la pagina forse più brutta degli ultimi vent’anni in fatto di pedofilia nell’ambito della chiesa savonese.

Giovanni Ciolina IL SECOLO XIX Savona

 

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