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'November surprise', Fbi scagiona Hillary Clinton

Washington – Dopo la cosiddetta ‘october surprise’ (l’evento inatteso, la sorpresa che a ottobre ci si attende prima delle elezioni presidenziali), la riapertura dell’inchiesta sulle email della candidata democratica alle presidenziali dell’8 novembre, Hillary Clinton, quando era segretario di Stato (2009-2013), annunciata il 28 ottobre scorso, a 11 giorni dal voto, dal direttore dell’Fbi, James Comey, oggi, a 48 ore dal voto, la “november surprise“. Resa che potrebbe favorire la vittoria di Clinton. Comey ha fatto sapere che nell’analisi dei nuovi testi non sono emersi elementi per modificare la decisione assunta il 5 luglio scorso quando sostenne che la gestione della posta della candidata democratica era stata “estremamente incauta” ma non tale da costituire un crimine. L’annuncio irrituale di Comey a fine ottobre – il ministro della Giustizia, la democratica Loretta Lynch, fece sapere di essere stata contraria alla diffusione della notizia anche perché andava contro la prassi del ministero, da cui l’Fbi dipende, che vieta di dare annunci che potrebbero influenzare il processo elettorale – accentuò la repentina ripresa del rivale repubblicano Donald Trump ed il calo della candidata democratica. Calo che ha portato i due candidati quasi testa a testa e solo oggi ha visto una leggera rimonta di Clinton.

Comey, 55 anni, repubblicano (fu viceministro della Giustizia nel primo mandato del repubblicano George W. Bush alla Casa Bianca) ma nominato nel 2013 dal presidente Barack Obama, venne attaccato subito da Clinton che denunciò una manovra per screditarla ed influenza l’esito delle elezioni. Inizialmente Obama non si schierò nè contro nè a favore di Comey, salvo poi condannare la sua gestione dell’inchiesta quando vide l’impatto che aveva avuto. Tutta la vicenda ha elementi di opacità: dall’inizio, l’annuncio dell’inchiesta senza esprimersi sul contenuto delle mail trovate sul pc di Anthony Weiner, ex marito del braccio destra di Clinton, Huma Abedin. Comney rivelò l’esistenza di un’inchiesta che avrebbe sicuramente influito sul voto ma, come lui stesso spiegò, senza sapere se nelle nuove mail ci fossero elementi probanti contro la candidata democratica. Secondo alcuni commentatori Comey cedette alle pressione di un’ala anti-Clinton nell’Fbi irritata per come scagionò il 5 luglio scorso l’ex Segratario di stato e per come trascurò l’evento dell’incontro, ritenuto inopportuno, tra l’ex presidente Bill Clinton e il ministro della Giustizia Lynch, dopo l’avvio dell’inchiesta della stessa Fbi. Oggi, a meno di 48 ore dall’apertura dei seggi, di nuovo a sorpresa – era stato fatto trapelare dall’inizio che probabilmente la verifica delle nuove mail da parte dell’Fbi non si sarebbe conclusa prima del voto – l’annuncio che non sono emerse nuovi elementi contro Clinton. Un’indubbio aiuto per Hillary ma solo tra 48 ore si capirà se non sia troppo tardi. (AGI) 

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