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Nulla è cambiato. Nemmeno l’ateofobia di Bagnasco

bagnascoCi siamo lasciati alle spalle una settimana di intensa papolatria, con gli organi di informazione letteralmente scatenati nel celebrare il primo anno di pontificato di papa Francesco. Marco Politi, sul Fatto Quotidiano, è arrivato a definirlo “una rivoluzione cristiana”. Ma già nel sottotitolo si parla di “annuncio di un cammino alternativo”. Perché la sensazione diffusa (per molti inconfessabile) è che si sia ancora ai nastri di partenza. Beninteso: conservare o modificare la dottrina cattolica è affare esclusivo della Chiesa cattolica. A un ateo o a un agnostico non dovrebbe nemmeno interessare, a meno che non ne sia incuriosito culturalmente. Ciò che realmente dovrebbe interessare, e molto, ogni ateo e ogni agnostico è l’impatto delle credenze cattoliche sulle istituzioni e sulle vite di chi cattolico non è.

Politi, nel suo articolo, si sofferma su “l’ora dell’incontro con i non credenti”, perché “è venuto il tempo di un dialogo aperto e senza preconcetti”. Pochi lo ricordano, ma al termine del Concilio Vaticano II nacque in Vaticano un Segretariato per i non credenti il cui bollettino si chiamava… Ateismo e dialogo. Quattro decenni dopo, con il segretariato prima “giustiziato” da Giovanni Paolo II e poi “risorto” grazie a Benedetto XVI con il nome di Cortile dei Gentili, siamo ancora al punto di partenza.

O forse addirittura più indietro. Viene da pensarlo, nel leggere quanto il cardinale Angelo Bagnasco ha affermato nel corso della via crucis diocesana. Dopo aver negato l’esistenza di più modelli di famiglia (che, volente o nolente, è nei fatti) si è scagliato contro l’Europa (“Perché volti le spalle a Dio? Perché hai paura di Lui? Della sua Legge? Perfino del Suo Nome?”), l’individuo (“Il tesoro della famiglia è minacciato dalla cultura individualista che spinge a disgregare i rapporti, a rendere i legami deboli e incerti: se la famiglia si sfalda, l’uomo si smarrisce e la società perde la sua stabilità”), e l’ateismo (se l’uomo non riconosce l’essere figlio di Dio “vive da orfano”).

 

Un anacronistico sermone, permeato di nostalgia per i bei tempi antichi, in cui era obbligatorio pagare tributo alla religione imposta. Una predica ulteriormente rafforzata da un lettore, a quanto risulta senza che il cardinale ne abbia preso le distanze: gli uomini “si affannano e promulgano leggi che smentiscono la Legge di Dio e sbarrano la strada a Dio perché non disturbi la vita sociale”, per cui è da vituperare “la nostra presente società che, al benessere materiale, affianca il decadimento morale: bestemmie, dimenticanza di Dio, abbandono del culto a Dio, parodie del Sacro, disprezzo per la vita nascente o declinante, violazioni della sacralità della famiglia, corsa al piacere, laicismo conclamato”. Gli accostamenti sono sempre più arditi: in Europa “è stato teorizzato, propagandato ed imposto l’ateismo, cioè la negazione totale e assoluta di Dio. Ne è venuto qualche bene? Guerre, campi di sterminio, camere a gas, bunker della fame, gulag sono i frutti della negazione di Dio”, così che ora si è finiti “nell’ateismo pratico, vivendo e ragionando come se Dio non esistesse”, in un tempo in cui si ha l’ardire di sostituire la dottrina cattolica “con quella dei filosofi, dei pensatori, dei rivoluzionari”.

Suoni e toni degni di un Pio IX. Tant’è che vi è poco su cui potremmo concordare: del resto, con Bagnasco non concordano nemmeno la storia e la sociologia, che infatti si guarda bene dal produrre evidenze. Difficile ammettere il riconoscimento di radici religiose, se si vuole essere inclusivi e rispettosi di tutti. Quanto alla “corsa al piacere”, che è una libera scelta dei cittadini, vien da contrapporla alla tristezza del dolorismo ancora oggi promosso dal magistero ecclesiastico. In generale, se Christopher Hitchens era ritenuto dai cattolici un ateo “fondamentalista” perché riteneva che la religione “avvelenasse ogni cosa”, come definire chi ritiene che l’ateismo sia il componente essenziale di ogni veleno? Nulla di nuovo, del resto: Bagnasco è colui che nel 2009 fece chiedere espressamente la censura degli ateobus Uaar a Genova, “benedicendola” una volta ottenuta. Cogliendo fior da fiore tra le sue dichiarazioni, ricordiamo che nel 2012 sostenne che “tutte le volte che l’uomo si è allontanato da Dio inseguendo le proprie voglie, ebbro delle proprie capacità e conquiste fino a rifiutare ogni riferimento al Signore, è andato contro se stesso e ha perso la sua umanità”.

Nel suo periodico oscillare tra ateofobia e rispetto, la Chiesa italiana continua a pencolare preferibilmente verso la prima. Piacerebbe anche a noi che qualcosa cambiasse, che la Chiesa rinunciasse a ogni privilegio, a ogni ingerenza istituzionale, a ogni gratuita denigrazione di chi non la pensa come essa. Noi miscredenti, “orfani non umani”, amiamo basarci sui dati concreti, e l’osservazione obiettiva dei dati porta a concludere che nulla è cambiato, nell’ultimo anno. A differenza di noi, troppi osservatori (alcuni dei quali “orfani non umani”) preferiscono invece seguire i loro sogni, piuttosto che la realtà. Ci piacerebbe leggere qualche loro commento alle parole del card. Bagnasco, da sette anni alla guida della Conferenza Episcopale Italiana.

La redazione

Articolo originale http://www.uaar.it/news/2014/03/18/nulla-cambiato-nemmeno-ateofobia-bagnasco/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=nulla-cambiato-nemmeno-ateofobia-bagnasco

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