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Nullità matrimoniale, processi più brevi e vescovo giudice

Matrimonio indissolubile e nullitàMatrimonio indissolubile e nullità.

Pubblicati i due «motu proprio» papali che snelliscono le procedure: via la necessità della doppia sentenza, procedimenti rapidi sotto la responsabilità del pastore della diocesi, tribunali in ogni Chiesa locale. Francesco auspica cause gratuite.
andrea tornielli –
città del vaticano –

Non più l’obbligo di una doppia sentenza conforme, ma una sola sentenza in favore della nullità. Il vescovo che diventa giudice unico e avrà la possibilità di istruire un processo breve e arrivare alla sentenza. Il vescovo potrà anche nominare un giudice unico per studiare il caso, se non è stato possibile istituire nella sua diocesi un tribunale. Processi che si svolgeranno le rispettive diocesi, con minori difficoltà dovute a viaggi e spostamenti.

Sono alcune delle novità contenute nelle due lettere «motu proprio», Mitis Iudex Dominus Iesus e Mitis et misericors Iesus, che  riformamo il processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità matrimoniale, rispettivamente nel Codice di diritto canonico e nel Codice dei canoni delle Chiese orientali cattoliche. La decisione del Pontefice, che porta la data del 15 agosto, arriva ormai alla vigilia del Sinodo ordinario sulla famiglia e a un anno dall’istituzione di una speciale commissione incaricata di studiare la riforma, che ha approvato all’unanimità le proposte a loro volta esaminate da quattro «grandi esperti» il cui nome rimane sconosciuto. Le nuove norme entreranno in vigore il prossimo 8 dicembre.

Nell’introduzione Francesco spiega che la «preoccupazione per la salvezza delle anime» rimane «il fine supremo delle istituzioni, delle leggi e del diritto della Chiesa: per questo si è sentito in dovere di intervenire. E così sintetizza i criteri della riforma. Innanzitutto, una sola sentenza in favore della nullità che diventa esecutiva; la costituzione di un giudice unico che agisce sotto la responsabilità del vescovo; il vescovo stesso che diventa giudice. Un processo più breve, ma senza mettere a rischio l’indissolubilità del matrimonio, e qui spetterà al vescovo vigilare. L’eventuale appello, nel caso una delle parti voglia ricorrere contro la sentenza di primo grado, avverrà nelle sede metropolitana, cioè nell’arcidiocesi metropolitana a cui fa riferimento la diocesi del fedele. E i giudici di secondo grado, di fronte a un appello che sia manifestamente dilatorio, cioè basato su cavilli destinati ad allungare i tempi di fronte a una sentenza sfavorevole, potranno confermare in tempi celerissimi la prima sentenza. Alle conferenze episcopali viene richiesto di favorire la gratuità delle procedure. Rimane in vigore la possibilità dell’appello alla Rota Romana.

Dunque, in ogni diocesi, il vescovo diventa giudice di prima istanza per le cause di nullità e può esercitare questa potestà personalmente, oppure delegarla. Il vescovo dovrà costituire un tribunale per le cause di nullità nella sua diocesi, ma avrà la facoltà di accedere a un altro tribunale di una diocesi vicina. Le cause di nullità sono affidate a un collegio di tre giudici, presiedute da un chierico, mentre gli altri due giudici possono essere laici.

Nel caso il vescovo non possa istituire un tribunale né servirsi di quello di una diocesi vicina, può istituire un giudice unico, chierico, che là dove sia possibile sarà associato a due aiutanti anche laici «di vita specchiata, esperti in scienze giuridiche o umane», che saranno approvati dallo stesso vescovo per questo compito. Prima di accettare la causa, il giudice deve constatare che il matrimonio «sia irreparabilmente fallito e che sia impossibile ristabilire la convivenza coniugale».

La sentenza che per la prima volta ha stabilito la nullità, trascorsi i tempi per il ricorso diventa esecutiva, senza più dunque la necessità di due sentenze conformi anche in assenza di ricorso di una delle parti. Sarà comunque sempre possibile, oltre all’appello, ricorrere per un terzo grado di giudizio, «adducendo nuove e gravi prove o argomenti entro il termine perentorio di trenta giorni». Subito dopo che la sentenza di nullità è diventata esecutiva, «le parti il cui matrimonio è stato dichiarato nullo possono contrarre nuove nozze, a meno che non lo proibisca un divieto apposto alla sentenza stessa», oppure stabilito dal vescovo.

Il Papa ha anche stabilito alcune «regole procedurali», prevedendo ad esempio che il vescovo «segua con animo apostolico i coniugi separati o divorziati che, per la loro condizione di vita, abbiano eventualmente abbandonato la pratica religiosa». Il vescovo condividerà con i parroci «la sollecitudine per questi fedeli in difficoltà. Nell’accompagnare le richieste di nullità saranno coinvolte anche persone con competenze giuridiche, come ad esempio il parroco che ha preparato i coniugi alla celebrazione delle nozze. Sarà possibile stilare un vademecum diocesano che riporti gli elementi essenziali per «un più adeguato svolgimento dell’indagine».

Il vescovo può anche giudicare le cause di nullità matrimoniale attraverso una procedura più breve, ogniqualvolta «la domanda sia proposta da entrambi i coniugi, o da uno di essi, col consenso dell’altro. E ogniqualvolta «ricorrano circostanze di fatti e di persone, sostenute da testimonianze o documenti, che non richiedano un’inchiesta o un’istruzione più accurata, e rendano manifesta la nullità. In altre parole, il vescovo diocesano viene molto responsabilizzato, e di fronte a casi che si presentano in modo chiaro, potrà procedere celermente d’ufficio, nel giro di poco tempo. In ogni sentenza saranno ammonite le parti sugli obblighi morali o anche civili, «cui siano eventualmente tenute una all’altra e verso la prole».

Tra le circostanze che possono consentire il processo breve «si annoverano, per esempio: quella mancanza di fede che può generare la simulazione nel consenso o l’errore che determina la volontà, la brevità della convivenza coniugale, l’aborto procurato per impedire la procreazione, l’ostinata permanenza in una relazione extraconiugale al tempo delle nozze o in un tempo immediatamente successivo, l’occultamento doloso della sterilità o di una grave malattia contagiosa o di figli nati da una precedente relazione o carcerazione, la causa del matrimonio del tutto estranea alla vita coniugale o consistente nella gravidanza imprevista della donna, la violenza fisica inferta per estorcere il consenso, la mancanza di uso di ragione comprovata da documenti medici».

La riforma non modifica né sminuisce il ruolo del difensore del vincolo, che lavora in favore dell’indissolubilità del matrimonio e potrà sempre presentare appello contro una sentenza di nullità, anche emessa dalla Rota Romana.

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francis-francisco-43223/

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