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Nuovi arresti per il golpe del 2016 e un festival annullato per rischio terrorismo. Che succede ad Ankara?

La prefettura di Ankara ha vietato lo svolgimento del film festival organizzato dalla piattaforma Lgbt, che promuove la parità di diritti per omosessuali, bisessuali e transessuali, motivando la propria scelta con ragioni di “pubblica sicurezza” e con la minaccia terroristica. Il festival si sarebbe dovuto svolgere nel week end nella capitale turca; in programma quattro film, tutti di registi tedeschi invitati direttamente dall’ambasciata di Berlino ad Ankara, coinvolta direttamente nell’organizzazione del festival.  Dopo il ripetersi di attacchi e minacce sui social media, la prefettura di Ankara ha fermato il programma che, si legge nel comunicato, avrebbe potuto “esacerbare odio e contrasti tra diverse parti della società”, oltre che costituire un potenziale target per attacchi “sia terroristici che da parte di gruppi o singoli”. 

“Ancora una volta diritti costituzionali vengono negati con la scusa della pubblica sicurezza”, ha commentato la piattaforma Lgbt Turchia, che ha fatto notare che il divieto della prefettura di Ankara ricalca i divieti al Gay Pride di Istanbul degli ultimi tre anni, dopo che la marcia si era svolta in maniera del tutto pacifica per ben 13 anni. “Avanzare l’ipotesi che queste proiezioni possano essere provocatorie e diventare oggetto di attacchi da parte di gruppi terroristici serve a legittimare una politica che non perde occasione per attaccare il nostro movimento e guarda alla nostra stessa esistenza come a una minaccia”: queste le parole con cui la piattaforma Lgbt ha risposto all’ordine dell’autorità.

Legami con Gulen, 108 mandati di arresto

Nuovi arresti in Turchia, dove a più di un anno di distanza non si placano gli strascichi del colpo di stato del 15 luglio 2016. Ultima in ordine di tempo, è giunta la notizia dell’ordine di arresto emesso nei confronti di 108 funzionari di polizia dalla procura di Ankara. Al momento risultano essere stati effettuati 60 arresti. 

Tutti i sospetti erano già stati sospesi dai propri uffici per presunti legami con l’organizzazione Feto, guidata da Fetullah Gulen, imam e finanziere residente negli Usa, ritenuto da Ankara la mente del golpe fallito.

Dal tentativo di colpo di stato ad oggi sono circa 50 mila le persone in carcere perché accusate di far parte della rete golpista; poco meno di 160 mila hanno invece perso il lavoro in seguito all’accusa di legami con l’organizzazione di Gulen.

Processo Zarraf, Ankara chiede chiarimenti agli Usa

La Turchia ha inviato una nota diplomatica agli Stati Uniti per chiedere un aggiornamento della situazione processuale dell’uomo d’affari turco di origine iraniana Reza Zarraf. Nei media turchi era infatti trapelata l’indiscrezione secondo cui Zarraf era stato rilasciato l’8 novembre. Notizia mai confermata e poi smentita ieri dall’avvocato dell’uomo d’affari, Seyda Yildirim, attraverso una dichiarazione rilasciata alla Cnn turca. “Continuiamo a seguire la situazione, abbiamo inoltrato una richiesta formale di informazioni, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta”, ha spiegato.

L’imprenditore, da sempre vicino al partito di governo Akp e al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, si trova in carcere negli Usa con l’accusa di riciclaggio e di violazione dell’embargo contro l’Iran.  Un’indagine mai digerita dallo stesso Erdogan, secondo cui il procuratore che accusa Zarraf vorrebbe in realtà attaccare lui, il suo partito e la sua famiglia, cui Zarraf è da sempre molto vicino.  Un’indagine che ha contribuito a complicare le relazioni tra Usa e Turchia, anche perché è stato spiccato un mandato d’arresto nei confronti dell’ex ministro dell’economia Zafer Caglayan.

‘Vilipendio’ a immagine Erdogan, incidente Nato-Ankara 

Un incidente ha rischiato di creare una vera frattura all’interno dell’Alleanza Atlantica: il segretario generale Nato, Jens Stoltemberg ha scritto una lettera di scuse ad Ankara dopo che la Turchia ha deciso di richiamare un contingente di 40 soldati impegnati in un’esercitazione della Nato in Norvegia.

La decisione turca di ritirarsi dall’esercitazione è stata presa direttamente dal presidente Recep Tayyip Erdogan dopo che una sua immagine, assieme a quella del padre fondatore della Turchia repubblicana, Mustafa Kemal Ataturk è stata oggetto di vilipendio da parte di ufficiali dell’esercito norvegese. “Sono stato informato di quest’offesa causata da un incidente accaduto in Norvegia – Ha dichiarato Stoltemberg- e posso garantire che si è trattato di un’iniziativa di un singolo che non rispecchia l’idea della Nato”. Il segretario generale ha poi confermato quanto già reso noto dai media turchi, ovvero che i responsabili dell’azione sono stati individuati e sospesi, e un procedimento è stato aperto a loro carico, prima di rimarcare l’importanza dell’alleanza con la Turchia.

Il capo di stato maggiore turco Hulusi Akar ha inoltre ricevuto le scuse del comando generale della Nato. L’emittente turca Ntv ha rivelato alcuni dettagli degli incidenti all’origine della crisi. Lo scorso 17 novembre una sagoma di Ataturk presa da una foto del web è stata utilizzata per rappresentare il nemico. Immediate le proteste dei turchi presenti durante l’esercitazione, che hanno portato alla sospensione del responsabile. Un secondo incidente riguarda un ufficiale norvegese di origine curda, che ha creato un fake account con la faccia di Erdogan utilizzandolo per scrivere post contro la Nato sulla pagina dell’alleanza Atlantica. Episodi che hanno mandato su tutte le furie il presidente Erdogan. “Appena abbiamo saputo, insieme al capo dell’esercito, abbiamo deciso immediatamente di ritirare i soldati impegnati nell’esercitazione. Una cosa del genere da parte di alleati è inaccettabile”, ha aggiunto Erdogan.

Figli della speranza, da 2011 nati 224 mila bimbi siriani 

Dalla fine del 2011 sono 224 mila i bambini siriani nati su suolo turco. La cifra è stata fornita dal ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, a oltre sei anni dall’inizio di una diaspora diaspora che, secondo l’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), ha interessato circa 10 milioni di persone, un terzo dei quali hanno trovato rifugio in Turchia.

In un intervento tenuto dinanzi la commissione per la pianificazione economica Cavusoglu ha reso noti anche i dati relativi l’integrazione scolastica dei bambini siriani nel sistema educativo turco: poco meno dei due terzi del totale, vale a dire 620 mila dei 976 mila minori siriani in età scolare, è regolarmente iscritto nelle scuole turche.

Risultano inoltre 17 mila studenti siriani nelle università, che possono anche contare su 400 accademici siriani. Cavusoglu ha in ultimo specificato che 228.223 siriani si trovano attualmente nei campi profughi che il ministero gestisce nel Paese, meno di un decimo del totale di 3.303.113 che vivono in Turchia. Un numero inferiore alla capienza massima dei campi turchi, che il governo stima in 400 mila posti.

Migliaia di profughi siriani fermati al confine turco

Una nuova ondata di profughi siriani sta spingendo al confine turco. Il comando generale dell’esercito, che ha la competenza del controllo delle frontiere, ha emesso un comunicato con cui dichiara che 3.753 siriani hanno cercato di attraversare illegalmente il confine turco-siriano nella giornata di martedì.

Una diversa carovana di 22 profughi, tutti siriani, è stata fermata nella stessa giornata, mentre lo scorso 13 novembre 26 profughi iracheni sono stati intercettati mentre cercavano di passare il confine tra Turchia e Iraq.

Erdogan da Putin e Rohani: “Usa complicano tutto” 

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha parlato del suo prossimo ritorno a Sochi, in Russia, dove il prossimo 22 novembre incontrerà il proprio omologo russo Vladimir Putin e iraniano Hasan Rohani. Al centro dell’incontro la costituzione di ‘de-escalation zone’ nel nord della Siria, ma anche il fastidio di Ankara per l’avanzata dei curdi siriani del Pyd-Ypg, che grazie all’alleanza con gli Usa hanno conquistato territorio nel nord della Siria. 

“Ci incontreremo perché la Turchia condivide il medesimo approccio di Russia e Iran rispetto alla crisi in Siria”, ha dichiarato Erdogan. “Ora per noi è necessario ripulire Afrin da terroristi curdi del Pyd-Ypg e questo sara’ uno dei temi dell’incontro”. 

Il presidente turco ha così ribadito che l’enclave curda di Afrin, nel nord della Siria, costituisce il prossimo obiettivo di Ankara, decisa a sfruttare l’isolamento della provincia dal resto del territorio sotto il controllo dei curdi siriani. “Siamo obbligati a costituire dei punti di osservazione su Afrin”, ha proseguito Erdogan, “perché un problema che tra alleati si sarebbe potuto risolvere facilmente è stato portato a un punto morto dagli Stati Uniti. A Raqqa e Manbij è avvenuta la stessa cosa. Ci avevano assicurato che il Pyd-Ypg si sarebbe ritirato, ma questo non è mai avvenuto”. 

Erdogan si era recato a Soci lo scorso 13 novembre per un bilaterale con Putin, per i due presidenti si tratterà del sesto incontro del 2017.

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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