TwitterFacebookGoogle+

Nuovo crollo a Shanghai, cede il 2,13%. A Tokyo il Nikkei perde oltre il 3%

(AGI) – Tokyo, 9 lug. – Dopo la giornata di incubo vissuta ieri sui mercati asiatici dopo il crollo delle borse cinesi, Shanghai che ha aperto praticamente invariata con una perdita di solo lo 0,06%, ora arretra dell 2,13%. A Tokyo l’indice Nikkei sta perdendo il 3,2% a quota 19.115,20, il minimo da tre mesi.

   Sembrano quindi rivelarsi inutili anche le nuove misure adottate dalle autorita’ di Pechino che ha vietato ai grandi azionisti o agli amministratori delegati delle societa’ quotate di vendere per sei mesi le azioni in loro posessso.

    Ieri erano stati sospesi il 50 per cento dei titoli quotati. La borsa di Shanghai e quella di Hong Kong perdono il 6 per cento. La bolla della borsa cinese, che in 12 mesi era cresciuta di oltre il 150% fino al picco del 12 giugno scorso, e’ scoppiata. Shanghai ha concluso le contrattazioni con un calo del 5,91 per cento. Hong Kong perde il 6,6%. Male anche Seul che ha chiuso a -1,18%. Nonostante la sospensione dalle compravendite di oltre 1.200 titoli, in apertura Shanghai e Hong Kong avevano perso circa l’8%. Il crollo apparentemente inarrestabile della borsa cinese, iniziato lo scorso 12 giugno, finora ha abbassato di circa il 30% il valore del listino: forte sgonfiamento di una bolla speculativa che secondo le autorita’ che regolano il mercato borsistico (China Securities Regulatory Commission) ha portato al “panico”. La Banca Centrale cinese ha annunciato che garantira’ la liquidita’ necessaria per stabilizzare i mercati borsistici e per scongiurare rischi sistemici. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale Xinhua. Ma ad oggi non sono servite a molto le misure di sostegno ai listini decise nel weekend dal governo (blocco delle Ipo e fondo da 19 miliardi di dollari per acquistare azioni sul mercato), che oggi ha ordinato ai 112 colossi imprenditoriali di proprieta’ dello Stato di non vendere azioni loro o delle loro controllate “durante questa inusuale volatilita’” del mercato. La sospensione di 1.476 titoli (pari a meta’ del listino) dagli scambi nelle due grandi borse non e’ stata sufficiente a bloccare le perdite. Il mercato azionario dal picco di giugno ad oggi ha vaporizzato 3mila miliardi di dollari. Il tracollo dei mercati “e’ un grande schiaffo al governo cinese” dice il presidente di Osservatorio Asia Alberto Forchielli ai microfoni di Radio Radicale in collaborazione con Agichina. “L’enfasi del governo di Pechino sul mercato forte e’ fondamentale per sostenere le nuove riforme che puntano alla crescita dei consumi. Di recente la stampa cinese invitava i piccoli risparmiatori a investire in borsa. Sotto l’aspetto sociale chi ci rimette sono i cittadini, ovvero la classe media – 100 milioni di persone – che ha investito i propri risparmi sul mercato azionario”. Secondo Forchielli la solidita’ della struttura finanziaria del Paese non e’ messa in discussione perche’ “i soldi li perdono i risparmiatori non le banche, garantiti dal valore dei titoli: dobbiamo iniziare a preoccuparci della tenuta del sistema bancario se la discesa e’ superiore al 50%: oggi siamo intorno al 30 -35% quindi il problema di solidita’ finanziaria non si pone. La grande incognita e’ in che misura l’effetto poverta’ indotto dalle perdite in borsa possa ripercuotersi sul calo dei consumi cinesi”. Mentre i timori per la crisi greca e soprattutto per il nuovo tonfo della borsa di Shanghai fanno scendere il prezzo del petrolio, l’effetto della crisi greca sul crollo della borsa di Shanghai e’ nullo. Ne e’ convinto l’economista Michele Geraci. La Cina ha dichiarato di non volere l’uscita della Grecia dall’euro; nella prima dichiarazione ufficiale sull’esito del referendum greco, il vice ministro degli Esteri Cheng Guoping aveva auspicato una risoluzione “appropriata” della crisi. Le preoccupazioni per la crisi greca alimentano da settimane i timori di Pechino, che in piu’ occasioni si e’ espressa a favore della risoluzione in tempi rapidi della crisi per scongiurare l’incubo della Grexit pur senza sbilanciarsi su un possibile aiuto finanziario da parte cinese. Ma in termini di mercato obbligazionario, Pechino non ha nessuna esposizione diretta al possibile default della Grecia. La Cina secondo la Reuters ha acquistato bond europei pari a circa 2,4 miliardi di euro. “La Cina ha 4mila miliardi di dollari in riserve, mille volte la cifra che avrebbe investito in Europa – commenta Geraci – “In queste tre settimane il mercato di Shanghai ha vaporizzato 3mila miliardi di valore, rispetto ai quali il presunto valore dei bond europei detenuti da Pechino impallidisce”. “Bisogna pero’ distinguere le borse di Shanghai e di Shenzhen da quella di Hong Kong – dice Forchielli – In Cina il 90% dei soldi investiti sono cinesi e non subiscono le dinamiche greche, invece la piazza di Hong Kong risente della crisi greca, cosi’ come ne risente Tokyo”. (AGI) .

Vai sul sito di AGI.it

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.