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Obiezione di coscienza e reparti falcidiati. Strategia pubblica?

Articolo di Elisabetta Canitano (manifesto 7.2.17) “Legge 194. Il caso del San Camillo di Roma è inserito in una fisionomia ospedaliera pubblica preoccupante. Tra obiezione di coscienza e reparti chiusi o resi impraticabili per gli aborti terapeutici

“”In questi giorni ricominciano le grandi manovre per il concorso a Direttore di Unità Operativa Complessa (quello che una volta si chiamava primario) per l’Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale San Camillo. Il San Camillo, Forlanini, Spallanzani è stato il complesso ospedaliero più grande d’Europa. Ora il Forlanini è chiuso, forse in vendita, e il San Camillo è costantemente definanziato, senza personale, sopravvive grazie agli sforzi di chi ci lavora.
I risparmi della Regione Lazio di Zingaretti sono stati fatti mutilando la sanità pubblica, come se quella convenzionata e accreditata potesse veramente prendere il suo posto…risultato? Liste d’attesa come prima se non peggio, gente che rinuncia a curarsi se possibile, un peggioramento ovunque. Ma torniamo al primario (per brevità) della Ginecologia. In seguito al pensionamento dell’ultimo primario ufficiale, nel 2015 viene indetto il primo concorso per sostituirlo. Si presentano Direttori di altre Uoc, Universitari religiosi, ginecologi interni. Arriva prima Maria Giovanna Salerno, proveniente dal Policlinico Gemelli, già primario ospedaliero a Pisa. Piovono ricorsi, segnalazioni, proteste delle donne. «No a un primario obiettore di coscienza al San Camillo» è una petizione che raccoglie oltre seimila firme, viene fatto un flash mob con le maschere viola dalle ragazze che oggi si riconoscono nel movimento «nonunadimeno».
Insomma una tale cagnara che lo stesso direttore Sanitario del San Camillo invalida il concorso. Qualcuno fa ricorso contro il ricorso. Lo perde. Ora si ricomincia. Vengono ammessi alle prove quattro medici. Di nuovo un medico cattolico e tre laici.
Il particolare importante è che è già previsto che la maternità si sposti al padiglione Flaiani. Che le interruzioni di gravidanza vengano scorporate, e vadano sotto la chirurgia con orario 8/20.
Un reparto di Ostetricia e Ginecologia angelico, dunque, che va con la pediatria, senza più aborti. E gli aborti terapeutici che richiedono il ricovero? E il ruolo di centro di riferimento per la legge 194/78 che finora il San Camillo ha ricoperto?
E il ruolo della Divisione di Ginecologia e Ostetricia in caso di complicazioni durante gli aborti ?
Una simile decisione favorisce certo un’eventuale direttore cattolico, ma non i bisogni delle donne e nemmeno la loro sicurezza. Proprio dall’isolamento dei reparti della 194 possono nascere dei pericoli.
Così parte una nuova iniziativa da parte delle associazioni Vitadidonna e Laiga. I medici che applicano la legge e le donne, insieme. Mail bombing all’Ufficio relazioni con il pubblico (l’indirizzo è urp@regione.lazio.it) della Regione Lazio «Non vogliamo un primario obiettore di coscienza al San Camillo. Zingaretti ascoltaci». Decine e decine di condivisioni. Una pioggia di mail sull’Urp della Regione Lazio di Zingaretti.
Nell’appello ci sono dati inquietanti. Oltre alle maternità già cattoliche o gestite da cattolici, ci sono anche le maternità pubbliche con primari provenienti dalle Università religiose: Frosinone, Viterbo, il San Giovanni, per parlare di quelle pubbliche. La Sapienza, università pubblica, con un direttore proveniente dal Campus Biomedico (Opus Dei).
Il Policlinico Casilino, proprietà Ciarrapico, totalmente privato, con un primario proveniente dal Fatebenefratelli.
La marcia silenziosa ma inesorabile della gerarchia religiosa per la conquista dei corpi delle donne non si arresta. La nostra ministra della salute Beatrice Lorenzin fa parte di un’associazione che cerca di impedire il diritto all’aborto in Europa, «Uno di noi». Nel mondo muoiono 50.000 donne all’anno di aborto «unsafe». Siamo davvero di fronte al rischio che l’aborto ridiventi clandestino anche nella civile Europa?””

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