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“Odiare a morte ciò che ho amato da morire”, aveva scritto Noemi sui social

C’è una frase tra le tante pubblicate sui social da Noemi Durini, 17 anni, in questi mesi di amore malato che più di altre ne racconta i tormenti. “Odiare a morte ciò che ho amato da morire”. 11 marzo 2017. Difficile capire a chi o cosa si riferisse, ma dopo la notizia della sua morte per mano del ragazzo che amava è tra quelli che più suonano come triste presagio di quello che sarebbe successo. Insieme agli altri pubblicati dai giornali in queste ore: come l’ultimo suo post: la foto di una ragazza con il volto tumefatto dalla violenza di un uomo. La ragazza di Lecce è stata uccisa a colpi di pietra.

“Non è amore se ti fa male. Non è amore – scriveva – se ti controlla. Non è amore se ti fa paura di essere ciò che sei. Non è amore, se ti picchia. Non è amore se ti umilia (…). Non è amore se mente costantemente, non è amore se ti diminuisce, se ti confronta, se ti fa sentire piccola. Il nome è abuso. E tu meriti l’amore. Molto amore. C’è vita fuori da una relazione abusiva. Fidati”. Era il 23 agosto. 20 giorni dopo il suo corpo è stato ritrovato semi sepolto in una campagna del leccese a pochi chilometri da Specchia, il paese della ragazza e del suo assassino (Agi). 

La vita di Noemi raccontata sui social

Guardare il social di una persona morta ha sempre questo effetto. Si cerca di comprendere la causa di un evento, pretendendo da se stessi una precisione impossibile. Ma quello che sta succedendo nei commenti a quel post in queste ore, sta formando un contesto difficile da ignorare. Le tracce diventano elementi. I commenti raccontano il mondo reale che la rappresentazione plastica nasconde, distorce. 

“Un cancro”

11 agosto. Si fidanza ufficialmente con il ragazzo che le toglierà la vita. Qualche giorno dopo festeggerà sempre sui social un anno dall’inizio della relazione. Posta l’evento su Facebook. Il nome del ragazzo non è stato rivelato dagli inquirenti. Ma il primo e unico commento al post, almeno fino a qualche ora fa è questo: “Un cancro”. Lo scrive un uomo che gli abitanti di Specchia, 5mila abitanti, il paese in provincia di Lecce dove i due ragazzi abitavano, identificano come il padre del ragazzo. Anche lui indagato dopo la confessione del figlio. Il suo ruolo non è ancora chiaro ma quel commento lascia poco spazio alle interpretazioni. Da quello che è emerso in queste ore si sa che il rapporto tra i due è stato sempre stato osteggiato dalla famiglia di Noemi (Corriere). Ma nemmeno la famiglia del ragazzo sembra aver accettato la relazione. 

“Dove l’hai portata?”

15 luglio. Pubblica una foto, l’ultima in cui si vede con il suo ragazzo. Si abbracciano, un bacio. Nel post promette fedeltà a quello che diventerà il suo assassino. Amore eterno. “Non ve lo darei nemmeno se lo avessi doppio” scrive del suo ragazzo. Quando si viene a sapere della sua scomparsa (12 settembre) un’amica che conosce il suo ragazzo scrive rivolgendosi direttamente a lui: “Dove l’hai portata? Valla a riprendere”. I dubbi che ci fosse di mezzo lui tra i suoi compaesani erano già pochi. Questa diventerà anche la foto più commentata del profilo della ragazza. Con minacce di morte verso la famiglia del suo assassino, insulti, vendette promesse. Come se ne vedranno a centinaia in queste ore sul profilo della ragazza, su quello del padre e della madre dell’assassino. Quasi ogni foto, ogni testimonianza recente della vita normale e turbolenta dell’adolescente sono costellate da messaggi di cordoglio. E di rabbia. Difficile da controllare. 

Le indagini, le paure della famiglia della ragazza

Le indagini dei Carabinieri si erano subito concentrate sul fidanzato della ragazza scomparsa. Il 17enne è stato interrogato più volte ma il suo racconto presentava diverse contraddizioni (Corriere).  Le autorità erano già state allarmate dalla famiglia della ragazza nei mesi scorsi: temevano il comportamento violento di lui. Chiedevano ai giudici di allontanarlo dalla figlia (Repubblica). Ora si dovrà capire perché non è stato possibile. Cosa ha fatto in modo che la linea di pensieri, i sogni, i progetti di Noemi che oggi sono una fotografia senz’anima sui social, diventassero qualcosa destinato a non avere seguito. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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