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Offensiva dei peshmerga curdi su Mosul 

Erbil (Iraq) – Le forze di sicurezza del Kurdistan iracheno (i peshmerga) hanno reso noto di aver lanciato un attacco congiunto su tre fronti differenti, a est e a nord della città di Mosul, nell’ambito dell’offensiva per espugnare la roccaforte dell’Isis in Iraq. Dopo forti combattimenti con i jihadisti – ha riferito un comandante dei peshmerga, Gayaz al Suyu – le forze terrestri curde, con la copertura aerea della coalizione internazionale, hanno liberato il villaggio di al-Nauran.

Mosul, bastione sunnita pieno di ex soldati di Saddam

I peshmerga ora avanzano verso altri villaggi vicini, situati a meno di 17km dall città di Mosul. E nel frattempo l’esercito iracheno si muove da sud, mentre forze speciali irachene si sono unite all’offensiva. L’obiettivo è mettere in sicurezza altri villaggi prima di stringere la morsa su Mosul, che ora risulta stretta su tutti i lati, tranne che quello ovest, in direzione della Siria. Chi può nel frattempo fugge dalla città e, secondo il Pentagono, man mano che avanza l’offensiva delle forze irachene e curde per riprendere la città, la cupola dell’Isis si dà alla macchia.

Attacco a Mosul, I’Isis arretra

“Abbiamo visto movimenti in uscita da Mosul, abbiamo indicazioni che i leader siano scappati“, ha riferito il generale di divisione Gary J. Volesky, comandante in capo delle truppe di terra della coalizione internazionale guidata dagli Usa nonché massima autorità militare alleata di stanza in Iraq. “Dove vadano, se ne occuperanno i nostri soldati che seguono questi obiettivi”, ha aggiunto in teleconferenza da Baghdad.. Ma non è chiaro chi siano e in quale direzione si muovano i fuggiaschi.

A suo parere, sui 3.500-5mila miliziani asserragliati al momento nella città contesa sarebbero destinati a rimanere fino alla fine solo i cosiddetti ‘foreign fighters’, originari cioè non della regione mediorientale ma di altre aree, e in particolare dei Paesi occidentali: per loro Mosul sarebbe destinata a diventare al tempo stesso una trappola e l’estremo baluardo, perché altri posti dove andare non ne hanno e si camuffano difficilmente con la popolazione. Ignota anche la sorte del ‘califfo’, Abu Bakr al-Baghdadi: secondo alcune fonti sarebbe ancora in citta’, per altri invece è già fuggito. (AGI)

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