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Ogni giorno 2.500 siriani hanno lasciato il Paese in fuga dalla guerra

La guerra civile dilania la Siria da sei anni e ormai un quarto della popolazione ha dovuto abbandonare il Paese per sfuggire agli orrori del conflitto. Cinque milioni sono registrati nei Paesi vicini come rifugiati: uomini, donne e bambini che nemmeno intravedono più la possibilità di fare ritorno a casa. In vista del vertice di Bruxelles della prossima settimana, un appello urgente è stato lanciato da Oxfam, insieme a tre organizzazioni siriane coinvolte nell’emergenza, con la richiesta alla comunità internazionale di intensificare l’impegno per rispondere ai crescenti bisogni della popolazione in fuga dalle atrocità. L’obiettivo è reinsediare almeno il 10% dei rifugiati siriani entro la fine del 2017.

Un Paese che rischia di non avere un futuro

“La Siria è un paese ricco di storia e cultura, ma in questo momento sta perdendo ogni possibilità di riscostruirsi perché i suoi medici, i suoi ingegneri, i suoi insegnanti, i suoi agricoltori sono costretti a fuggire dal Paese per salvare sé stessi e i propri cari”, ha sottolineato Abdolsalam Daif, direttore del Syria Relief and Development (Srd). “La comunità internazionale – ha proseguito – deve intervenire immediatamente per fermare lo spargimento di sangue, garantire la protezione dei civili e dare la possibilità al popolo siriano di tornare a vivere in un Paese in pace. Deve farlo prima che sia troppo tardi, prima di perdere il proprio senso di umanità”.

Cinque milioni di siriani sono già scappati, una media di 2.500 al giorno

I dati sono drammatici: sono ormai 2.500 i siriani che in media hanno varcato le frontiere ogni giorno dall’inizio del conflitto verso Libano, Turchia, Giordania o Iraq. “Quando parliamo dei rifugiati siriani – ha ricordato Ahmed Tarakji, presidente in Siria della American Medical Society (Sams) – ci immaginiamo i campi gestiti dalle Nazioni Unite. La realtà è che al momento soltanto il 10% dei rifugiati siriani vive nei campi. La stragrande maggioranza di loro vive negli insediamenti informali in Libano, in piccoli e angusti appartamenti in Giordania o in alloggi di prima accoglienza in Turchia. Milioni di uomini, donne e bambini che hanno bisogno di posti di lavoro, assistenza sanitaria, istruzione. In poche parole di essere messi nella condizione di dare il proprio contributo, senza pesare, sui Paesi che li ospitano” .

L’appello alla comunità internazionale: “Fate di più”

Secondo Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia, “è inaccettabile che la comunità internazionale stia voltando le spalle a cinque milioni di siriani in fuga dall’orrore della guerra. Si tratta di un numero di persone superiore alla popolazione dell’Irlanda o della Nuova Zelanda. La comunità internazionale resta a guardare, mentre milioni di persone sono bloccate in un limbo senza fine. Per questo motivo Oxfam chiede ai Paesi ricchi di dimostrare concretamente la loro vicinanza al popolo siriano, impegnandosi a reinsediare almeno il 10% dei rifugiati siriani entro la fine del 2017“. “Nonostante i tentativi di chiudere tutti i confini siriani – ha concluso – il triste traguardo raggiunto oggi dimostra la disperazione di un popolo allo stremo”.

Il progetto dei corridoi umanitari

Oxfam ha aderito al progetto Corridoi umanitari, inaugurato più di un anno fa dalla Diaconia valdese e dalla Comunità di S. Egidio, che ha già portato in Italia 700 rifugiati siriani vulnerabili dal Libano, attraverso una via sicura e grazie a visti umanitari previsti dal diritto internazionale e concessi dal governo italiano. L’obiettivo è ospitarne 1.000 entro la fine del 2017 in varie città italiane e il primo gruppo di rifugiati che Oxfam ospiterà sarà accolto in Toscana da fine aprile.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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