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Omar, il narcisista che flirtava con il jihad

Orlando – Un narcisista, violento e instabile, che curava il proprio fisico in palestra ma flirtava con il jihad: è questo il ritratto che emerge di Omar Mateen, il 29enne nato a New York da genitori afghani autore della peggiore mattanza con armi da fuoco in tempo di pace sul suolo americano. 
Dal 2007 lavorava per una compagnia privata di sicurezza, la G4S Security Solutions, e faceva la guardia a un carcere minorile. Proprio la licenza per il suo lavoro gli aveva facilitato l’acquisto di armi da assalto, come il fucile automatico AR-15 usato per la strage. 
 
Omar nel 2009 si era sposato con una ragazza del New Jersey, che aveva conosciuto online, da cui aveva divorziato dopo due anni perché lui era violento: “Era una persona instabile”, ha raccontato al Washington Post, “ogni giorno quando tornava a casa mi picchiava, per qualsiasi motivo: la lavatrice non era finita, o cose del genere. Quando l’ho detto ai miei genitori sono venuti a prendermi, e mi hanno portata via. Mi hanno letteralmente salvata”. La ex moglie ha descritto Omar come “una persona riservata e non particolarmente religiosa. Non mi aveva dato l’impressione di essere interessato all’Islam radicale”. 
 
Eppure di Islam radicale il giovane Omar ne aveva sentito parlare a casa. Il padre, Seddique, è stato molto attivo politicamente: in Florida aveva un talk show intitolato «Durang Jirga» ed era stato candidato alle presidenziali in Afghanistan, senza mai nascondere le sue simpatie per il nazionalismo pashtun e il sogno di una riunificazione con “i fratelli del Waziristan” in Pakistan sotto l’ombrello dei talebani. Lo stesso padre, nel chiedere scusa per la strage, ha escluso che fosse motivata dalla religione quanto dall’omofobia del figlio: “Qualche tempo fa eravamo a Miami, e aveva visto due gay che si baciavano, davanti a suo figlio di tre anni. Questo episodio lo aveva molto disturbato”.  
 
Resta il fatto che Omar aveva manifestato già quelle simpatie jihadiste che si sono tradotte nella dichiarazione di fedeltà all’Isis nella telefonata al 911 mentre avviava la strage di Orlando, in pieno Ramadan. Nel 2013, come ha riferito l’agente Ron Hopper dell’Fbi, Mateen era stato messo sotto inchiesta dopo che aveva pronunciato “frasi provocatorie con i colleghi su possibili legami con i terroristi”. L’uomo fu interrogato due volte ma l’Fbi chiuse il caso perché non riuscì ad accertare i dettagli di quelle frasi. L’anno successivo era stato indagato nuovamente per i suoi possibili legami con Moner Mohammad Abusalha , il primo americano a compiere un attacco suicida in Siria e che proveniva dalla sua stessa città, Fort Pierce in Florida. “Stabilimmo che il contatto era minimo e che non costituiva una relazione importante o una minaccia in quel momento”, ha spiegato Hopper.
 
 
Al di là delle polemiche per il mancato fermo di Omar, tanto più che per il suo lavoro girava armato e aveva accesso ad armi molto sofisticate, è curioso notare e analogie tra lui e Syed Farook, il ragazzo di origini pakistane che a dicembre scorso aveva fatto strage a San Bernardino, in California. Anche in quel caso, la famiglia aveva sostenuto che Farook avesse agito per una disputa di lavoro e non per fondamentalismo religioso. (AGI)
 
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