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Ombre in racconto Salah, "decideva tutto mio fratello"

Bruxelles – L’importanza del rapporto tra fratelli nelle cellule terroristiche e’ riaffiorata anche nella deposizione di Salah Abdeslam. Secondo quanto riferisce Le Monde, giovedi’ davanti al magistrato di Bruxelles il 26enne kamikaze mancato delle stragi di Parigi ha spiegato che il suo coinvolgimento si deve al fratello 31enne Brahim, fattosi saltare in aria a Parigi. In un racconto che suscita diverse perplessita’, Abdeslam ha anche negato di conoscere i fratelli Bakraoui, i kamikaze di Bruxelles.

Secondo Salah sarebbe stato il fratello Brahim a chiedergli di “noleggiare le auto e prenotare gli hotel” serviti per far arrivare i terroristi in Europa e poi in Francia e sarebbe stato sempre lui a fornirgli i soldi necessari. “Ignoro la provenienza di quel denaro”, ha detto l’ex super latitante, “ma so che non era il suo. Ogni volta che ho dovuto pagare qualcosa per preparare gli attentati, il denaro veniva da Brahim”, ha aggiunto. Abdeslam ha anche raccontato di come rinuncio’ a farsi esplodere la sera degli attentati a Parigi, quando sarebbe dovuto entrare allo Stade de France ma era privo di biglietto: “Ho rinunciato quando ho parcheggiato l’auto”, ha rievocato, “ho scaricato i miei tre passeggeri, poi sono ripartito. Ho guidato a caso”. Il terrorista ha anche rivelato alcuni particolari sulla sua latitanza di quattro mesi, fino all’arresto del 18 marzo.

Una latitanza iniziata nel nascondiglio di Schaerbeek, all’indomani delle stragi di Parigi: “Abdel (il cui vero nome e’ Mohammed Belkaid, ndr) non era contento di vedermi tornare”, ha spiegato Salah, “gli ho spiegato che non potevo farmi saltare. Mi ha consolato e in seguito mi ha detto che mi avrebbe nascosto il tempo necessario per poter raggiungere un luogo dove sarei stato al sicuro”. Dieci giorni piu’ tardi, ha raccontato, lui e Mohammed Belkaid si trasferirono in taxi nella casa del quartiere di Forest, al numero 60 di rue du Dries. Alcuni passaggi della deposizione appaiono comunque poco credibili. Come quando ha dichiarato di non conoscere i fratelli Bakraoui, due dei tre kamikaze di Bruxelles di cui gli sono state mostrate le foto. Il magistrato non lo ha comunque incalzato dopo il suo diniego.

Difficile inoltre credere che quando Salah fuggi’ da Parigi contatto’ “una sola persona, Mohammed Abrini”, il terrorista che compariva insieme a lui in un video di due giorni prima delle stragi nella capitale francese. Abrini potrebbe essere l’uomo che ha accompagnato il commando dei kamikaze all’aeroporto di Zaventem e, secondo indiscrezioni, avrebbe lavorato con il commando jihadista di Bruxelles a un attacco piu’ ampio in cui doveva essere coinvolto lo stesso Salah. Forti dubbi solleva anche l’affermazione di Salah secondo cui avrebbe visto “Abaaoud a Charleroi la notte tra l’11 e il 12 febbraio 2015” e che quella sarebbe l’unica volta che lo ha visto in vita sua. Secondo i media belgi, infatti, Abaaoud e Abdeslam sono amici di infanzia ed erano stati condannati insieme per un tentativo di furto d’auto nel 2010. (AGI)

 

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