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Omelia di Francesco contro corruzione e industrie del lavoro schiavo

CdV – Papa Francesco e’ tornato ad attaccare a testa bassa “le grandi industrie del lavoro schiavo”. “Oggi nel mondo e’ uno stile di gestire”, ha denunciato nell’omelia della messa celebrata in San Pietro per i 200 anni della Gendarmeria Pontificia. Francesco ha messo in guardia agenti e funzionari da due tipi di compoertamento che essi sono chiamati a perseguire: quello dello sfruttatore e quello del truffatore.

“Anche oggi – ha denunciato – ce ne sono tanti di questi truffatori corrotti: mi colpisce vedere come la corruzione e? pervasa dapertutto. Il truffatore ama la truffa e odia l?onesta? ama le tangenti gli accordi bui che si fanno nel buio. E il peggio di tutto è che lui crede di essere onesto”.Lo stesso crede a volte lo sfruttatore: “i soldi le ricchezze, sono un idolo per lui. Non gli importa di calpestare i poveri”.

“Lo sfruttatore – ha continuato Francesco commentando la letture – e’ una persona presa da una forma maniacale di guadagno, fino al punto di provare fastidio e insofferenza verso i giorni liturgici di riposo, perche’ spezzano il ritmo frenetico del commercio. La sua unica divinita’ e’ il denaro, e il suo agire e’ dominato dalla frode e dallo sfruttamento. A farne le spese sono soprattutto i poveri e gli indigenti, ridotti in schiavitu’ e il cui prezzo e’ uguale a quello di un paio di sandali”.

“Purtroppo – ha osservato – e’ un tipo umano che si ritrova in ogni epoca, anche oggi: anche oggi ci sono tanti”. Cosi’ come e’ diffusa ò’altra figura presentata dalla liturgia di oggi, il truffatore: “e’ l’uomo – ha spiegato il Papa – che non ha fedelta’, il suo metodo e’ fare truffe. Ce ne parla il Vangelo con la parabola dell’amministratore disonesto”. “Come e’ arrivato questo amministratore – si e’ chiesto Francesco – al punto di truffare, di rubare al suo padrone? Da un giorno all’altro?”. “No. A poco a poco. Magari – ha sottolineato – elargendo un giorno una mancia qui, l’altro giorno una tangente la’, e cosi’ a poco a poco si arriva alla corruzione. Nella parabola, il padrone loda l’amministratore disonesto per la sua furbizia. Ma questa e’ una furbizia tutta mondana e fortemente peccatrice che fa tanto male”. Secondo Bergoglio, “esiste invece una furbizia cristiana, di fare le cose con scaltrezza, ma non con lo spirito del mondo, fare le cose onestamente: questo e’ buono”. “E’ quello che dice Gesu’ quando invita – ha spiegato ai 100 militari della Gendarmeria Pontificia presenti al rito con i loro familiari e guidati anche in San Pietro dal generale Domenico Giani – ad essere astuti come i serpenti e semplici come le colombe: mettere insieme queste due dimensioni e’ una grazia dello Spirito Santo, una grazia che dobbiamo chiedere”. (AGI)

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