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Omicidio Yara: la mamma "la mia bambina, una vita tra scuola e palestra"

(AGI) – Bergamo, 11 set. – E’ iniziata stamattina di fronte alla consueta folla il processo a Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio. Su richiesta dei difensori l’imputato, in jeans e camincia bianca, e’ stato fatto sedere a fianco degli avvocati e non nella gabbia degli accusati nella quale aveva trascorso le prime due sedute. All’inizio della seduta i suoi avvocati hanno chiesto il diario di Yara e gli atti del Dna. Diario che, ha spiegato il pm Letizia Ruggeri, non e’ stato mai acquisito: all’inizio delle indagini sono solo state fatte alcune fotocopie per capire il profilo della vittima. Nel corso della seduta saranno ascoltati i genitori di Yara e la sorella Keba: la sera del 26 novembre 2010 in cui avvenne il rapimento doveva essere lei a portare il registratore alla palestra, compito per il quale si offri’ Yara.

Maura Panarese, mamma di Yara Gambiraio, e’ la prima familiare della vittima ad essere stata sentita nel corso della seduta. La donna ha iniziato ricostruendo le abitudini della figlia: “Avevamo un rapporto normale, con alcuni litigi come capita a tanti. Frequentava la palestra con ragazzine piu’ piccole di lei e altre piu’ grandi. Negli ultimi due mesi aveva deciso di lasciare il catechismo. Frequentava spesso la palestra nei pressi della quale e’ stata rapita, aveva gli allenamenti il lunedi’ e mercoledi’, a volte ci andava da sola a piedi o in bici, altre la accompagnavo io in auto”. La bambina aveva abitudini regolari: “Si svegliava alle 6,45, andava a scuola e tornava con il papa’ e un’amica, io portavo il piccolo. Il lunedi’ pomeriggio Yara andava in palestra, il martedi’ a scuola di latino, mercoledi’ tornava a casa nostra e pranzava con due amiche e il venerdi’ (giorno del rapimento, ndr) tornava in palestra”. (AGI)

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