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Ong in rivolta contro il codice di condotta

Sul fronte migranti le Ong impegnate nei salvataggio in mare boicottano il piano del governo. Delle nove attive nel Mediterraneo, solo tre si sono presentate all’incontro con il Viminale: Medici Senza Frontiere, la tedesca Jugend Rettet e Save The Children, l’unica – insieme alla maltese Moas, che aveva dato la sua adesione via mail – ad aver sottoscritto il codice di condotta proposto dal ministero degli Interni. Le altre si sono rifiutate di siglare il documento, a partire proprio da Medici Senza Frontiere. Il governo, però, non intende cedere: chi non firma sarà fuori dal sistema di accoglienza.

“Schiaffo al governo”

“La sorpresa maggiore per il ministero dell’Interno”, scrive La Stampa, parlando di “schiaffo al governo”, è arrivata proprio da Msf: “Il suo diniego, trapela dal Viminale, va inquadrato nell’interesse dell’Ong a imporsi come leader, come faro, a livello internazionale, nel suo mondo di riferimento. Prevedibile, invece, era l’opposizione delle piccole realtà che si configurano come una sorta di Leoncavallo del mare”. “Non abbiamo avuto difficoltà a firmare perché il codice prevede regole che già seguivamo”, spiega Save The Children. 

Due i punti sul quale si è consumato lo strappo, spiega La Repubblica: “Innanzitutto la presenza di polizia giudiziaria a bordo e poi l’obbligo per le navi umanitarie di completare il soccorso portando i migranti a terra con il divieto di trasbordo da una nave all’altra, che inevitabilmente obbligherà le navi ad allontanarsi per giorni dall’area Sar sguarnendo la zona dove vengono intercettate le imbarcazioni dei migranti”. Tra i 13 punti del codice anche il divieto di entrare nelle acque libiche e quello di spegnere i trasponder.

Il “rammarico” del Viminale

Il mancato sì della più grossa delle Ong ha suscitato “rammarico” nel ministero che “nonostante il mezzo flop dell’unica iniziativa andata in porto a conclusione di convulse settimane di trattative, confronti ed interlocuzioni con gli altri Paesi europei, intende tirare dritto per la sua strada”. E dunque, spiegano fonti del Viminale al quotidiano di Largo Fochetti, “da oggi le Ong che non hanno firmato sono fuori dal sistema di soccorso. Nel senso che la Guardia costiera italiana coordinerà solo chi ha aderito, le altre imbarcazioni saranno trattate come navi qualunque e una volta entrate nelle acque italiane saranno soggette a tutti i controlli di sicurezza che si riterranno opportuni”. “Le Ong che non hanno aderito al codice di condotta, insomma”, si legge ancora su La Stampa, “dovranno avere tutte le carte in regola in materia di certificazione se non vogliono incorrere nel rischio di sequestro della nave“.

Cosa succede ora

“Cosa accadrà in concreto è difficile prevederlo”, prosegue La Repubblica, “in teoria, da oggi la flotta delle navi umanitarie potrà contare solo su quattro imbarcazioni sulle nove che incrociano nella zona Sard, le due della Proactiva Open Arms (che non era presente al vertice ma ha annunciato l’intenzione di firmare), la Phoenix di Moas e la Vos Hoestia di Save The Children. Nei fatti lo si vedrà alla prossima ondata di arrivi, improvvisamente rallentati. Da qualche giorno, il conteggio del ministero dell’Interno è fermo a 94.802 ed è la prima volta, dall’inizio dell’anno, che il 2017 risulta in linea con il 2016. Un dato che fa ben sperare il Viminale, che confida in un crollo delle partenze, soprattutto dalle spiagge della Libia occidentale, tra Al Zuara e Garabulli, dopo gli accordi raggiunti dal ministro Minniti e alla vigilia dell’inizio della missione italiana di supporto alla Guardia costiera libica”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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