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Operai sfruttati nei cantieri dell'Aquila: "50 euro per 10 ore"

(AGI) – L’Aquila, 30 lug. – Operai ‘importati’ dall’est europeo e sfruttati nei cantieri del dopo terremoto a l’Aquila perche’ le imprese potessero massimizzare i profitti da appalti per oltre 22 milioni di euro. I carabinieri del comando provinciale di L’Aquila hanno arrestati imprenditori romeni e italiani al termine di una indagine transnazionale, denominata ‘social dumping’. L’operazione, e coordinata dalla procura distrettuale presso il tribunale di L’Aquila, ha portato alla luce un’organizzazione dedita al reclutamento e allo sfruttamento di flussi di manodopera provenienti dall’est Europa. Per la prima volta a L’Aquila, nello scenario della sua difficile e sofferta ripresa, e’ stato contestato agli arrestati anche il reato di autoriciclaggio, recentemente introdotto.

Le persone coinvolte sono:
Antonio D’Errico detto ‘Tonino’ 59 anni, residente a Tortoreto (Teramo);
Nicolae Otescu detto ‘Nico’ di 46 anni, cittadino romeno residente a Lugoj (Romania);
Francesco Salvatore di 56 anni di Pettorano sul Gizio (L’Aquila), residente a Sulmona;
Panfilo Di Meo di 52 anni di Sulmona;
Giancarlo Di Bartolomeo di 49 anni di Teramo;
Massimo Di Donato di 63 anni, anche lui di Teramo.

Ricercato romeno che organizzava sfruttamento operai all’Aquila

Operai romeni pagati 50 euro al giorno
La manodopera romena a basso costo “giustificando formalmente – si legge nell’ordinanza – era giustificata dal ricorso al contratto di distaccamento in violazione di legge. Tutto cio’ per procurare ai titolari delle ditte edili documenti fiscali utilizzati sia ai fini dell’evasione delle imposte e per la costituzione di fondi ‘neri’ da reimpiegare in attivita’ economiche e speculative”.

Pm, bisognava fermare chi sfrutta operai nei cantieri dell’Aquila

Secondo le indagini portate avanti dal colonnello Giuseppe Donnarumma, comandante provinciale dei carabinieri dell’Aquila, Otescu si occupava del reclutamento basso costo in Romania da inviare in Italia; era il principale referente del sodalizio criminale per il pagamento della retribuzione (50 euro a giornata) e per trovare gli alloggi agli operai, della creazione di ditte ad hoc con il solo scopo di celare la complessa attivita’ di intermediazione illecita di manodopera, di emettere fatture ‘a saldo’ per operazioni inesistenti allo scopo di consentire alle ditte di evadere le imposte e giustificare l’uscita di somme nella contabilita’ delle ditte italiane poi restituite loro ‘in nero’; di fungere da corriere nei viaggi in Romania per la restituzione degli importi indicati nelle fatture per operazioni inesistenti.

Alle imprese che sfruttavano gli operai appalti per 22,5 milioni

D’Errico, sempre secondo l’accusa avrebbe coadiuvato Otescu nella gestione della parte contabile, intrattenendo rapporti con le ditte per il conteggio delle giornate lavorative, per l’emissione delle fatture ed effettuando viaggi in Romania per la restituzione ‘in nero’ delle somme.

Di Donato, Di Bartolomeo, Di Meo e Salvatore, quale appaltatori di ingente importo per la ricostruzione post sisma, si occupavano di garantire una domanda di manodopera costante nel tempo, per ottenere vantaggi sotto forma di emissione di fatture per operazioni inesistenti, per giustificare l’uscita contabile di somme, poi rientrate ‘in nero’ da reinvestire in attivita’ economiche e speculative.

Gli operai erano sfruttati sotto la costante minaccia di essere licenziati o comunque non essere chiamati a lavorare a scopo punitivo per una settimana. Un operaio guadagnava 50 euro a fronte di una giornata lavorativa di 10 ore (al posto delle 8), salario che Otescu (uno degli arrestati nell’ambito dell’operazione Social Dumping) corrispondeva agli operai pur ricevendo una somma di 110 euro per ciascuna giornata lavorativa del singolo operaio dalle ditte che parimenti sfruttavano l’attivita’ lavorativa sostenendo un costo del lavoro pari a circa il 50 per cento di quello che avrebbero dovuto sostenere in caso di utilizzo di un lavoratore regolarmente assunto. (AGI)

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