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Ora al supermarket si paga con il telefonino

Bancomat e carte di credito “smaterializzate”: sono 14 milioni gli smartphone già abilitati ai pagamenti elettronici.

Gli italiani hanno in tasca 14 milioni di smartphone in grado di pagare il conto alla cassa del bar o del supermercato, ma spesso non lo sanno.

I telefonini delle ultime generazioni sono tutti dotati della tecnologia Nfc (Near field communication), una radiofrequenza che permette di trasferire dati avvicinando l’apparecchio al Pos, il terminale elettronico per l’accettazione dei pagamenti.

Per il momento è una minoranza quella che paga grazie a questo gesto semplicissimo. Ma le stime dell’Osservatorio mobile payment and commerce, istituito dal Politecnico di Milano, indicano una prospettiva di crescita tumultuosa: i 250mila Pos oggi abilitati (su un parco-complessivo di 1,3 milioni) nel 2017 saranno 800mila. Gli utenti «tra due-tre anni saranno tra i 5 e i 10 milioni», riferisce Valeria Portale, che all’Osservatorio è responsabile della ricerca. «Il fatto che Apple abbia inserito l’Nfc nell’iPhone 6, ha un rilievo definitivo per il mercato», al quale avevano già aderito Samsung, Lg e altri produttori.

Che cosa occorre, oltre al telefonino con Nfc, per pagare alla cassa con un semplice sfioro? Va acquistata una sim abilitata per caricare sul cellulare i dati della propria carta di credito (o di debito o prepagata), che viene così «smaterializzata». La nuova tecnologia è l’effetto di una triangolazione banca-operatore telefonico-esercente; ovvero, via telefono il denaro dalla carta passa al negozio. Oggi sono, però, ancora poche le convenzioni attive: tra i «pionieri» ci sono Banca Mediolanum, Compass del gruppo Mediobanca, Bnl-Bnp Paribas e Ubi Banca; Tim stessa utilizza comunque la propria carta prepagata così come Vodafone. Puntano molto sul mobile payment anche le Poste, che sono contemporaneamente operatore telefonico (Postemobile) e finanziario (Bancoposta), e possono caricare sui telefonini l’intera gamma delle proprie carte. Il mercato è promettente. Prendendo l’intero comparto del mobile payment (che comprende i pagamenti sia in prossimità sia «in remoto» per gli acquisti online), si stima che il miliardo del 2013 sia già raddoppiato nel 2014 e che nel 2016 le transazioni complessive varranno 7-8 miliardi.

«Nel 2014 – rivela Valeria Portale – il mobile commerce vale già il 9% degli acquisti online». L’uso più frequente è legato alle offerte e alle campagne sconti da prendere al volo come su Amazon o Groupon. Il cellulare con Nfc è pronto poi per altri passi: a Milano e a Torino è possibile accedere ai mezzi pubblici grazie allo sfioro del telefonino ai tornelli; a Firenze il bus si può pagare con sms. La potenziale estensione di queste piccole operazioni è ampissima: a Vienna, per esempio, la metà dei parcheggi viene saldata tramite cellulare. «Questi pagamenti valgono poco in termini di denaro ma tanto in termini di efficienza» osserva Daniela Manuello, direttore marketing di Postemobile. «I pagamenti con lo smartphone cambieranno i comportamenti come vent’anni fa li ha cambiati la posta elettronica». E il telefonino diventerà un vero borsellino elettronico (mobile wallet), dove conservare la carta d’identità elettronica, gli abbonamenti al bus, le carte fedeltà, i buoni acquisto. Conterrà la tessera elettorale e le cartelle cliniche.

http://www.ilgiornale.it/news/economia/ora-supermarket-si-paga-telefonino-1079138.html

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