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Ora Facebook trema: arriva la class action per la privacy violata

Ora Facebook trema: arriva la class action per la privacy violataBattersi per la privacy. Lo sta facendo Max Schremps, giurista 26enne che ha deciso di prendere di petto Facebook e affrontarlo in tribunale. Perché non gli va giù che il colosso di Mark Zuckerberg possa conservare, gestire e usare tutte quelle informazioni sulle nostre vite private: messaggistica interna, fotografie, like e via dicendo. Anche il materiale cancellato, in realtà, non sparisce mai ma rimane negli archivi di Palo Alto. E Schrems ne sa qualcosa visto che, quando chiese informazioni sul proprio conto, ha scoperto un maxi faldone di 1.200 pagine.

Chiunque può richiedere agli uffici di Facebook le informazioni in loro possesso. Avendo basato in Irlanda i server che gestiscono tutti gli utenti che risiedono fuori dal Canada e dagli Stati Uniti, il social network più famoso del mondo deve infatti sosttostare alle leggi sulla privacy in vigore in Europa. E così ha fatto Schremps che, davanti alle 1.200 pagine che riassumono la sua vita privata, è andato su tutte le furie e ha deciso di citare in giudizio Facebook. In Irlanda, ovviamente. Ed è stato proprio grazie a questo giovane giusrista austriaco che l’Authority di Dublino, che regola le leggi sull’antitrust, ha obbligato Facebook a rivedere la gestione dei dati personali degli utenti garantendo una maggiore privacy, aumentando la trasparenza sull’utilizzo dei dati e assicurando maggiori restrizioni al riconoscimento facciale.

La decisione dell’autorità irlandese non ha convinto Schremps. Che, dopo aver aperto il sito Europe vs Facebook, ha deciso di rivolgersi al tribinale di Vienna. Una sorta di class action sottoscritta, nel giro di poche settimane, da altre 25mila persone. Secondo Schremps le violazioni della privacy da parte di Facebook sono tante – racconta Fabrizio Massaro sul Corriere della Sera – da una presunta impropria ricerca del consenso per la raccolta dei dati alla colaborazione con il programma di schedatura ‘Prism’ della Nsa fino al tracciamento degli utenti anche fuori dal social network. La richiesta di risarcimento danni è minima: 500 euro a utente. Che, moltiplicato per i 25mila partecipanti, significa 12,5 milioni di euro. È più una questione di pubblicità che di protezione delle persone – commentano da Palo Alto – non sorprende che la percentuale di utenti iscritti alla causa sperando nei 500 euro sia così ridotto.Dietro a Schremps c’è la RolandProzessFinanza, un’organizzazione di Colonia che finanzia le spese legali. In cambio porterà a casa il 20% di quanto lo studente austriaco riuscirà a sfilare a Zuckerberg.

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