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Orge in canonica a Padova, la denuncia della parrocchiana: “Partecipavano altri sacerdoti invitati da don Contin”

La donna che per prima ha denunciato il parroco di San Lazzaro ha messo a verbale che agli incontri a luci rosse erano presenti altri uomini, tra cui preti provenienti da altre parrocchie. I carabinieri li stanno per convocare per ascoltarli come persone informate dei fatti. Ma vogliono verificare la possibile induzione alla prostituzione di alcune delle donne con cui il religioso aveva una relazione
di Giuseppe Pietrobelli – 17 gennaio 2017 –

Cominciata come la storia di un prete un po’ esuberante che aveva un’amante, la vicenda di don Andrea Contin, parroco di San Lazzaro a Padova, sta svelando, ogni giorno che passa, una piaga sommersa che rischia di espandersi a macchia d’olio. L’ultima rivelazione, contenuta nelle cronache dei giornali locali, è che alle orge in canonica fossero presenti anche altri sacerdoti. Amici di don Contin, provenienti da altre parrocchie della città o della provincia. Dal riserbo degli inquirenti emerge soltanto che la donna di origini rumene che per prima ha denunciato ai carabinieri don Contin (dopo averlo fatto mesi fa, inascoltata, anche con la Curia) ha messo a verbale che agli incontri a luci rosse erano presenti altri uomini, tra cui alcuni sacerdoti.

Tanto basta per far intuire che ciò che accadeva a San Lazzaro è molto di più di un vizietto privato da parte di un uomo che non osservava la castità prevista dalla sua consacrazione. Parole in libertà o indicazioni precise per gli investigatori? Di certo i carabinieri starebbero per convocare alcuni sacerdoti, come persone informate dei fatti. Ai militari non interessano i loro comportamenti, ma vogliono verificare il sospetto che sta all’origine dell’indagine, ovvero la possibile induzione alla prostituzione di alcune delle donne con cui don Contin aveva una relazione. E’ soltanto per questo che la Procura si sta interessando a ciò che avveniva tra quelle mura. Anche perché la donna che ha denunciato il prete, pur non avendo prove di pagamenti in denaro, ha riferito che il prete-amico le disse: “Sai che puoi guadagnare tanti soldi in questo modo?”.

La storia ha conosciuto un’escalation da quando è cominciata pochi giorni prima di Natale, con al perquisizione in canonica che aveva portato alla scoperta di una stanza chiusa a chiave in cui erano conservati oggetti erotici, filmini hard e probabilmente anche registrazioni degli amplessi. Dopo la prima donna, ne sono spuntate altre, almeno sette in totale. Poi si è scoperto che don Contin viaggiava spesso, sempre in compagnia femminile. Poi che aveva utilizzato i siti porno per cercare uomini che partecipassero a incontri di piacere. Al riguardo è stata affidata una perizia su computer, tablet e telefonini del sacerdote. Infine si è scoperta la frequentazione di luoghi dove si pratica lo scambio di coppie. Se i carabinieri troveranno la prova che gli incontri sessuali erano organizzati a fini di lucro, per il sacerdote scatterà l’accusa di aver favorito la prostituzione.

Sullo sfondo rimane il conflitto con la Curia che era informata ben prima che intervenissero i carabinieri delle accuse contro don Contin. Stava facendo un’istruttoria interna quando i militari si presentarono in Vescovado chiedendo l’esibizione del fascicolo riguardante il parroco di San lazzaro. Ma i Patti Lateranensi e gli accordi del Vaticano con lo Stato italiano, consentono di tenere segreti gli atti dell’inchiesta ecclesiastica se non c’è consenso delle parti alla loro consegna. Intanto qualcosa è cambiato nella linea difensiva di don Contin. Ha revocato l’incarico a Michele Godina e ha scelto come nuovo difensore il penalista Gianni Morrone.
di Giuseppe Pietrobelli | 17 gennaio 2017

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