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Origene (parte seconda) 260

Anche per Origene la Bibbia si armonizza coi pensieri più profondi della filosofia greca e la fede, senza la filosofia, era per lui inconcepibile. Secondo Adolf von Harnack, Origene riuscì a diffondere il cristianesimo fra le persone colte più di tutti gli altri cristiani messi insieme anche se, alla fine, la Chiesa lo bollò come eretico, a causa delle sue opposte credenze sull’inferno. Per Origene, come per altri Padri della Chiesa (Gregorio di Nissa, Teodoro di Mopsuestia) le pene dell’inferno non erano eterne, ma temporanee (una specie di purgatorio).
Infatti egli riteneva che alla fine dei tempi, all’arrivo cioè della parusia, tutta l’umanità si sarebbe salvata in Cristo e avrebbe avuto luogo la “restaurazione finale” (apokatàstasis) di tutti gli essere umani e del cosmo. Tale salvezza avrebbe coinvolto i condannati all’inferno e perfino i demoni (Origene, De principiis).
Ma la sua tesi non fu accettata dalla Chiesa, sempre più convinta che la minaccia del tormento eterno è l’arma più potente di cui dispone per plagiare col terrore i suoi fedeli, e così anche Origene , il più importante dottore della Chiesa antica, finì tra gli eretici. Succederà anche ad un altro grandissimo dottore della Chiesa e valente polemista, Tertulliano, di confluire, al termine della sua vita, tra gli eretici. Non per motivi dottrinari ma per reazione al dilagare dell’mmoralità tra le file di molti cristiani.
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