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Origine del monachesimo 278

Il monachesimo nacque per contrastare il processo di secolarizzazione del cristianesimo che, come abbiamo visto in precedenza, ebbe inizio assai presto. Infatti il suo ethos evangelico molto severo venne continuamente attenuato dai vescovi monarchi col crescere delle comunità e fu ridotto al punto da poter essere accessibile comodamente a qualsiasi persona. A poco a poco il livello morale del mondo cristiano si uniformò a quello precedente, i cristiani fedeli al Vangelo se ne scandalizzarono e lasciarono la Chiesa, chi dando origine a sette, come quella dei marcionisti e dei montanisti, chi confluendo nel movimento del monachesimo.che poteva benissimo incorporarsi nel movimento cattolico.
Da sempre la cristianità primitiva si era dedicata all’ascesi, seguendo le direttive impartite da Paolo di Tarso che rasentavano il fanatismo, e nella’attesa della parusia aveva seguito la tendenza alla fuga dal mondo, per cui, evidentemente, in quel periodo non potevano esistere i monaci. Solo quando la Chiesa andò sempre più mondanizzandosi, molti cristiani, scandalizzati soprattutto dal clero epulone e dal lassismo dei più, ritornarono alle concezioni rigoristiche dei vecchi tempi o le proseguirono. E’ significativo che il monachesimo si sviluppò soprattutto proprio sotto il governo di Costantino, allorché il cattolicesimo compì il passo definitivo in direzione del mondo e della vita mondana.
Nel III secolo il cristianesimo conosceva già asceti, uomini e donne, che vivevano in piccole comunità; la fase successiva di sviluppo del monachesimo fu l’ascetismo singolo in luoghi solitari e sperduti. Alla fine del III secolo in Egitto il copto Antonio si ritirò in eremitaggio nel deserto, seguito da una schiera sempre più numerosa di giovani che abbracciarono il medesimo stile di vita. Ben presto, seguendo l’esempio di questo anacoreta, si diffusero insediamenti monastici per tutti i deserti e le zone più desolate d’Egitto, Siria e Mesopotamia .Gli storici ci raccontano che questi monaci ed eremiti erano nudi o vestiti di stacci e si nutrivano esclusivamente brucando l’erba, come ci racconta lo storico Sozomeno (Storia della Chiesa 7,15).
In Etiopia, gli eremiti del territorio di Chimezana erano diventati così concorrenti con le capre del luogo che i pastori si videro costretti a ricacciarli nelle loro spelonche, dove morirono di fame. Sappiamo che nel VI secolo un anacoreta, che viveva presso il Giordano, era da tutti conosciuto come Pietro il Pascolatore e che Apa Sofroniade, un altro anacoreta dello stesso periodo, brucò per settant’anni, nudo, sulle rive del Mar Morto.
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