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Ottanta falconi in aereo, principe saudita non rinuncia ai suoi animali

Nelle petromonarchie del Golfo Persico, come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, la caccia con il falcone è il passatempo prediletto di chi ha sangue blu, come la caccia alla volpe nel Regno Unito. Gli sceicchi non badano a spese per i loro rapaci, animali delicati e imprevedibili. Lo dimostra una foto, pubblicata da un utente di Instagram, che mostra circa ottanta uccelli da preda appollaiati sui sedili di un aereo, tutti bendati e con le ali legate perché non svolazzino per il velivolo e non disturbino i pochi passeggeri umani. 

L’utente afferma che l’immagine, subito diventata virale, gli è stata inviata da un “suo amico capitano” e che i falconi apparterrebbero a un “principe saudita“, presumibilmente in viaggio per una battuta di caccia, che avrebbe pagato un singolo biglietto per ogni animale. Non è noto a quale compagnia appartenesse il volo ma le indiziate sono Etihad, Emirates e Qatar Airways, tre vettori che prevedono tra i loro servizi il trasporto di falconi, con tariffe calibrate a seconda della tratta. 

La tradizione della caccia con il falcone ha una storia di almeno duemila anni nelle aree desertiche del Golfo, dove solo un rapace era in grado di sorvolare vasti spazi e identificare le prede. La tradizione, particolarmente radicata negli Emirati Arabi, vedeva i principi effettuare battute di caccia all’ubara in Iran e in Pakistan nei mesi invernali. In seguito al collasso dell’Unione Sovietica, anche le vaste distese di Kazakhstan e Turkmenistan divennero territori prediletti per la pratica di questo sport ancestrale. Un falcone particolarmente dotato può valere fino a 100 mila dollari

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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