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Padoan sfida il Fondo Monetario

Washington – “Le stime del Fondo monetario sono diverse dalle nostre. Vedremo alla fine chi avra’ ragione”. Cosi’ il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sfida l’istituzione di Washington sulle discrepanze tra le previsioni contenute nel Def e quelle, meno rosee, degli economisti dell’Fmi. “Noi abbiamo un tasso di errore molto basso sulle nostre previsioni”, e’ stata la stoccata di Padoan a margine di un intervento alla Columbia University a New York, prima di spostarsi a Washington per il vertice di primavera del Fondo monetario.

L’istituto diretto da Christine Lagarde ha previsto un incremento dell’1% quest’anno per il Pil italiano e del dell’1,1% nel 2017 mentre il governo scommette su una crescita rispettivamente dell’1,2% e dell’1,4%. Parlando con giornalisti a margine dei lavori del Fondo, il direttore esecutivo per l’Italia, Carlo Cottarelli, ex commissario alle spendig review, ha in qualche misura dato ragione a Padon sottolineando come l’Fmi abbia “sottostimato” anche la crescita italiana del 2015. “I dati che abbiamo sono incoraggianti, anche se non ancora soddisfacenti. C’e’ l’impegno a continuare sulla strada delle riforme”, ha proseguito Padoan, e in particolare su quelle istituzionali che rappresentano “un passaggio epocale non solo perche’ cambiano il modo di governare il Paese ma anche perche’ avranno un impatto sulla stessa attivita’ economica, rendendo il processo legislativo piu’ semplice e la durata dei governi piu’ credibile e lunga, con piu’ fiducia e piu’ investimenti”.

Quanto al sistema bancario del Belpaese, alle prese con “un grande ammontare di crediti deteriorati”, pari a circa 200 miliardi, lo “stiamo rafforzando”, ha assicurato il responsabile di via XX settembre. “Stiamo andando nella giusta direzione”, ha osservato, ricordando che all’Italia non e’ stata concessa la possibilita’ di una “bad bank”. Nella sua lecture alla Columbia, Padoan ha indicato nell’Europa il luogo piu’ a rischio dal punto di vista geopolitico, citando la crisi dei migranti, il terrorismo e la Brexit. Quest’ultima, cosi’ come il collasso di Schengen, rappresenterebbe “un passo verso la disintegrazione dell’Ue” , ha avvertito. Sulle preoccupazioni per la possibile uscita delle Regno Unito dall’Ue, la sintonia con il Fondo monetario e’ totale. “Abbiamo incluso la Brexit tra i rischi piu’ seri per la crescita”, ha spiegato Lagarde paragonando l’Unione europea a un matrimonio di lunga data in crisi. “Spero che il matrimonio non si rompa – ha detto – e cio’ puo’ avvenire solo con un buon dialogo”.

Per quanto riguarda Atlante, il progetto volto a garantire la stabilizzazione del sistema bancario sostenuto dal governo italiano, Lagarde ha osservato che si tratta di “un approccio interessante” ma che e’ troppo recente per valutarne appieno la validita’. Il numero uno dell’Fmi e’ intervenuta anche sullo scandalo delle Panama Papers reclamando la necessita’ di una maggiore collaborazione tra i paesi nella lotta all’evasione fiscale perche’ “e’ rischioso quando le regole valgono per alcuni – ha spiegato – e non per altri”. Una risposta globale e’ stata sollecitata anche dal G5 che ha lanciato un piano “pilota” per “l’automatico scambio di infomazioni” relative ai beneficiari degli enti nei paradisi fiscali.

L’intenzione e’ di ampliare le iniziative gia’ intraprese contro la frode fiscale e l’evasione “attraverso misure difensive”, secondo quanto si legge nel documento dei Cinque, firmato anche da Padoan e inviato al G20. “Se potessimo, sarebbe fantastico” abolire tutti i paradisi fiscali, ha affermato la Lagarde costretta ad ammettere di non pagare le tasse sul salario dell’Fmi come previsto per tutte le grandi organizzazioni internazionali. (AGI)

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