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Padova, don Contin è stato ridotto allo stato laicale

Era stato coinvolto in un’inchiesta a «luci rosse». La decisione «inappellabile» del vescovo Cipolla: «Queste vicende hanno arrecato tanto danno alla Chiesa»

Pubblicato il 08/03/2018 –
Domenico Agasso jr –
roma –

Accusato di violenza privata aggravata per uno scandalo «a luci rosse» in canonica, è stato dimesso dallo stato clericale. Da oggi l’ex parroco di San Lazzaro a Padova, don Andrea Contin, non è più prete. Ad annunciarlo è il vescovo monsignor Claudio Cipolla, in una nota pubblicata sul sito della Diocesi di Padova in cui spiega di avere informato l’interessato lo scorso 3 marzo e oggi il clero locale riunito per il ritiro quaresimale.

La decisione, riferisce il Presule, è stata notificata al vescovo dalla Congregazione per il Clero, presieduta dal cardinale Beniamino Stella, a cui era stata consegnata la documentazione relativa al procedimento canonico del Tribunale ecclesiastico diocesano. Nella nota viene chiarito che «il provvedimento è inappellabile e non soggetto a ricorso e prevede, per Andrea Contin, la dispensa dagli obblighi del ministero presbiterale e dal celibato, senza per questo che venga meno la possibilità di partecipare alla vita della comunità cristiana».

Cipolla comunica «questo provvedimento con profonda amarezza e sofferenza e invita ancora una volta a pregare per Andrea Contin, per i sacerdoti e per i fedeli tutti che si sono trovati smarriti di fronte alle vicende che hanno visto coinvolto l’ex presbitero e arrecato tanto danno alla Chiesa».

L’ex parroco di San Lazzaro, coinvolto nello scandalo per le sue numerose amanti, ha chiesto la scorsa settimana di patteggiare un anno per l’accusa di violenza e lesioni privata nei confronti della donna che l’aveva denunciato, nel 2016, facendo scoppiare l’inchiesta.

È un momento di sofferenza «per tutti – sottolinea il Presule – per Andrea Contin e la sua famiglia, per i nostri preti, per le persone coinvolte, per i fedeli tutti e i parrocchiani che lo hanno conosciuto. Non possiamo pensare che si sia giunti a questa decisione così grave senza che siano stati vagliati tutti gli elementi in gioco e per il bene della Chiesa e di Andrea Contin stesso. Ci vorrà tempo per rimarginare le ferite e trovare percorsi di fiducia per quanti si sono sentiti offesi o sono stati confusi da quanto accaduto».

Nel febbraio del 2017, alle prese con questa storia di orge in canonica e della doppia vita di uno dei suoi preti, don Contin, accusato dalla magistratura di aver costretto a prostituirsi una sua parrocchiana, monsignor Cipolla aveva precisato in una conferenza stampa le tappe dell’inchiesta della curia padovana sulle accuse contro don Contin. Le prime segnalazione sono state anonime, «nel senso che chi le portava aveva disagio a dichiararsi, ma è stato sollecitato a portare una memoria scritta. In questi casi, infatti, diventa fondamentale tutelare la riservatezza, ma anche verificare l’attendibilità e collaborare nell’assunzione di responsabilità personale di quanto si afferma». Solo successivamente «tali segnalazioni si sono “concretizzate” con un atto scritto e autografato, una a fine maggio e una a metà ottobre. Da qui è partita l’indagine previa, e dopo la deposizione al Tribunale ecclesiastico è stato consigliato da noi stessi di rivolgersi alla magistratura».

Dunque è stata la stessa Curia di Padova a invitare le donne coinvolte a rivolgersi anche ai magistrati. L’indagine previa si era conclusa a dicembre 2016 proprio in concomitanza con i primi provvedimenti della magistratura.

http://www.lastampa.it/2018/03/08/vaticaninsider/ita/news/padova-don-andrea-contin-dimesso-dallo-stato-clericale-dmyqZQ7ELo3CjxMLZyUzsM/pagina.html

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