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Padre Albanese, nuovi cardinali limite a peso Curia in conclave

CdV – “Per Papa Francesco la Curia Romana non deve condizionare più di tanto nel discernimento per la scelta del successore di Pietro”.

Non usa perifrasi padre Giulio Albanese, missionario comboniano e giornalista, per commentare all’Agi la lista dei nuovi 13 cardinali elettori letta a sorpresa ieri dal Pontefice, che ha poi nominato anche quattro ultraottantenni che sono cardinali a tutti gli effetti ma non entrerebbero in un eventuale Conclave. Per questa ragione l’attenzione maggiore è sui nuovi elettori, scelti da 11 paesi (solo gli Usa infatti questa volta ne hanno più di uno, esattamente 3). “Le nomine cardinalizie – spiega padre Albanese – sono finalizzate all’elezione del Papa. Ed è evidente che Francesco vuole una Chiesa decentrata dove il centro sia la periferia”.

“Dalle scelte del Papa emerge – continua il missionario giornalista – emerge che la Chiesa Cattolica è sempre più universale nelle sue gerarchie. Questo è in linea con il Vangelo. E’ la globalizzazione intelligente di Jorge Mario Bergoglio, un vescovo di Roma chiamato quasi dalla fine del mondo. La sua ‘ecclesiologia’ è trasparente: una Chiesa inclusiva, dove deve esserci posto per tutti, non solo per una singola cultura, quella occidentale (che nella Chiesa chiamiamo ‘latina’). Ma il Papa soprattutto vuole una Chiesa ‘in uscita’ dalla parte dei poveri e non solo verso i benestanti. In quest’ottica il Concistoro annunciato ieri appare come una ‘cartina di tornasole’ che ci fa vedere che Francesco sta facendo sul serio”.

Ma nella lista dei nuovi elettori mancano del tutto anche i vescovi residenziali italiani, che sempre facevano la parte del leone. “La Chiesa – osserva padre Albanese – è più grande dell’Italia. Questo è un fatto che contrasterebbe con un Collegio Cardinalizio con una maggioranza italiana. Inutile nascondercelo: dobbiamo capire che la Chiesa Cattolica sta interpretando in prima persona, ed è forse l’unica, il concetto di ‘globalizzazione‘ nella dimensione della solidarietà in opposizione a una globalizzazione economica nel segno dell’indifferenza come quella alla quale assistiamo”.

Dunque “non dobbiamo offenderci – rileva il religioso – se in Italia diminuiscono i cardinali (e le sedi cardinalizie). Nel momento in cui si tratta di discutere su quello che sarà il nuovo successore di Pietro, bisognerà guardare alle cose con una logica non romanocentrica, uscire fuori, pensare al bene comune avendo davanti i poveri”. Secondo padre Giulio, dunque, “l’equazione tra la Chiesa e l’Europa, alla quale pure la Chiesa Cattolica deve moltissimo, oggi non regge più”. (AGI) 

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