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Pakistan, sesso e sharia

Lezioni di sessoL’Ong lancia l’educazione sessuale per le bimbe.  Il governo protesta. Ma gli ulema sono d’accordo.

di Barbara Ciolli –
Sulle prime sono timide. Si vergognano di parlare di qualcosa che non sono ancora e che prima non sapevano neanche di dover essere. Schivano lo sguardo degli identikit dei loro potenziali stupratori: potrebbe essere un vecchio che poggia loro una mano sulla gamba, oppure l’insegnante che allunga le mani al termine di una lezione, non di rado il marito durante la prima notte di nozze.

Poi, decise, prendono il coraggio di petto ed esclamano: «Il corpo è mio e me lo gestisco io». Qualcuno provi pure a palpeggiarla nelle parti intime e Uzma, 10 anni, giura che lo prenderà a «schiaffi in faccia». Una compagna di banco «urlerà e lo morderà» più forte che può.

IL TAB
Ù DEL SESSO. In Pakistan parlare in pubblico di sesso è tabù tra gli adulti e nelle comunità islamiche più fondamentaliste, figuriamoci tra le bambine velate delle scuole medie ed elementari. Un peccato (haraam), da punire al pari dell’adulterio o del turpiloquio.
Eppure, tra le grandi contraddizioni di ogni grande Paese in via di sviluppo, succede anche questo nelle classi femminili che aderiscono all’iniziativa di un’Ong locale molto liberal, di stanza nella grande provincia sudorientale del Sindh.

LEZIONI PROIBITE.
Sono 700 le ragazzine, nel villaggio di Johi, che frequentano le lezioni di educazione sessuale che i volontari e gli esperti dell’associazione organizzano una volta a settimana, per le allieve dagli otto anni in su, in barba ai programmi scolastici nazionali.

L’opposizione dei governatori e della politica

Assistere a una lezione di educazione sessuale è una rarità negli istituti sia pubblici sia privati del Paese.
Molti governatori le vietano e, nel Sindh, persino la scuola d’élite del capoluogo Lahore Grammar school su pressione delle autorità centrali ha rimosso dai calendari le lezioni peccaminose.
Pare che il ministro locale dell’Istruzione Nisar Ahmed Khuhro sia rimasto scioccato alla notizia delle lezioni a Johi.

SOLDI DALLA CORPORATION.
Le famiglie delle ragazzine, invece, devono essere di vedute aperte se hanno accettato di far seguire loro il programma di educazione sessuale della Village Shadabad Organisation – Ong che dal 1999 opera nelle aree più povere del Pakistan, per educare bambini e adulti – e sembra anche che accettino i risultati ottenuti.
Difficile però credere, come raccontano gli operatori, che l’idea sia venuta dai genitori: l’iniziativa, attiva in otto scuole del distretto, è stata finanziato dalla multinazionale australiana mineraria Bhp Billiton, che gestisce un impianto di gas nella provincia.

STOP AGLI
STUPRI CONIUGALI. In ogni caso per far partecipare le bambine era necessario l’assenso delle famiglie, che non si sono opposte, neanche dopo che in classe le educatrici hanno affrontato uno dei temi più sensibili: gli abusi sessuali dei mariti sulle spose-bambine, ricevute in dote dai genitori.
In Pakistan, forzare la moglie a fare sesso non è un reato, al contrario dell’adulterio. Per il quale lo stupro coniugale funge quasi da antidoto. «Abbiamo spiegato che i mariti non possono fare sesso le moglie se queste non vogliono», raccontano i volontari di Shadabad.

L’ignoranza delle giovani: nel Paese c’è troppa vergogna

  • Malala, l’attivista 16enne pachistana candidata a Nobel per la Pace, guarda alcuni dipinti (©Getty Images).

Quando sono arrivate, le ragazzine non sapevano neanche cosa fosse un ciclo mestruale. «Arrossivano a parlarne, pensavano di essere malate perché spesso i genitori non le avevano detto niente sul sesso», spiegano le insegnanti, tutte rigorosamente donne.
«Adesso invece sappiamo bene cosa succede, in classe ci hanno detto tutto quello che dobbiamo fare, una volta sposate», racconta la 16enne Sajida.
Per uno Stato dove, nelle comunità più tradizionaliste, le adolescenti sono frustrate e sfigurate senza pietà con l’acido per essere uscite con dei ragazzi si tratta di una rivoluzione.

BIMBE ABUSATE DAL BRANCO
. Le donne che, ribellandosi, tradiscono i mariti vengono lapidate a morte. E, ancora nel 2013, nella regione settentrionale del Punjab una bimba di nove anni è stata stuprata e ridotta in fin di vita dal branco. Pochi mesi fa, una coetanea è stata torturata e uccisa per aver rubato poche rupie ai padroni.
Per non parlare di Malala, la baby attivista pachistana ferita a colpi d’arma da fuoco nel 2012 da un gruppo di talebani mentre rincasava sull’autobus di scuola, per aveva espresso liberamente la sua opinione e chiesto diritti per le donne.

ARRIVANO I LIBRI SUL SESSO.
Ma la storia dei volontari e delle famiglie di Johi dimostra anche quanto è sbagliato generalizzare in un Paese complesso come il Pakistan.
Nelle librerie circolano manuali sull’educazione sessuale – mai venduti alle scuole – e, sull’esempio del villaggio del Sindh, anche prestigiosi istituti privati come il Beaconhouse School System, dell’omonima catena internazionale, pensano di introdurre le lezioni proibite.

IL S
Ì DEGLI ULEMA ISLAMICI. Non sarà facile, con il veto della Federazione delle scuole private pachistane che hanno subito bollato la sex education come «contraria alla Costituzione e alla religione». Ma mai dire mai, in Pakistan.
Nel tam tam, l’apertura più inattesa è arrivata dai moderati islamici del Consiglio pachistano degli Ulema: «Se le insegnanti sono donne e le lezioni sono confinate alla teoria, le ragazze possono ricevere queste informazioni». «Nei limiti della sharia», perché no?

Sabato, 01 Marzo 2014

http://www.lettera43.it/politica/pakistan-lezioni-di-sesso-per-le-giovanissime_43675123518.htm

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