TwitterFacebookGoogle+

Panama Papers: ira di Mosca, "attacchi mediatici dell'Occidente"

Roma – I potenti chiamati in causa dai ‘Panama Papers’ si difendono. Il capo della Commissione per la sicurezza e la lotta alla corruzione della Duma (la Camera bassa del parlamento russo), Irina Yarovaya, attacca l’Occidente dicendosi convinta che continueranno gli “attacchi mediatici” nei confronti della leadership e del popolo russi, dopo le rivelazioni stampa di ieri sull’esistenza di una vasta rete di conti off-shore presumibilmente legati a diversi politici mondiali, tra cui il presidente Vladimir Putin. “L’attacco di ieri non ha avuto effetto e la Russia continua a vivere e a lavorare e il mondo, come prima, lega al nostro presidente e al nostro paese le speranze al diritto e alla sicurezza”, ha dichiarato la Yarovaya, commentando i cosiddetti Panama Papers, che peraltro non citano direttamente Putin. A suo dire, “non vi è dubbio che l’oggetto di questi attacchi sono i cittadini russi”. “Finirà tutto questo? Certo che no”, ha poi aggiunto, come riporta la Tass.

Tra quelli che vengono indicati come prestanome di Putin, c’è anche Serghei Roldugin. Non è famoso come il connazionale Mstislav Rostropovich, ma è anche lui violoncellista e amico, da quando aveva 20 anni, di Vladimir Putin restando sempre defilato rispetto alla cerchia ufficiale che circonda il presidente russo. Ora il suo nome è su tutti i media del mondo perché secondo i ‘Panama Papers’, le carte della società ‘Mossak Fonseca’ rivelata dalla stampa internazionale, sarebbe stato questo 64enne schivo a creare e gestire per conto dell’amico una serie di società off-shore dove sono depositati in un paradiso fiscale 2 miliardi di dollari. A far conoscere Putin e Roldugin fu il fratello di quest’ultimo, Yevgheny, che aveva frequentato con il presidente russo la scuola del Kgb. Nel 1985 è padrino della primogenita di Putin e Ludmilla (hostess che Roldugin presentò al presidente russo nel 1983), Maria. Da 8 anni Serghei era già il miglior amico di Vladimir (chiamato Volodya a casa del musicista). Roldugin è ancora oggi un violoncellista: a San Pietroburgo, la città dove Putin compie i primi passi in politica, è prima solista del Mariinsky e poi preside del conservatorio della città sulla Neva. Per il suo ruolo defilato, è scampato alle sanzioni Usa e Ue che hanno colpito i ‘siloviki’, la cerchia di ex agenti del Kgb che hanno fatto carriera al Cremlino e dintorni all’ombra di Putin.

Anche la nomenklatura cinese è chiamata in causa dai ‘Panama Papers’: ci sono Xi Jinping e altri otto membri, tra passati e presenti, del Comitato Permanente del Politburo, il vertice del potere in Cina. Il presidente compare in relazione al cognato, Deng Jiagui, già nominato due anni fa in un’altra inchiesta condotta da Icij (International Consortium of Investigative Journalism) che analizzava i conti off-shore e le società fiduciarie dei leader cinesi nei paradisi fiscali. Già nel 2012, però, un’inchiesta condotta dall’agenzia Bloomberg aveva svelato gli affari della famiglia di Xi – all’epoca vice presidente cinese – nei settori immobiliare, delle telecomunicazioni e delle terre rare. Il nome di Deng Jiagui, che ha sposato nel 1996 una sorella del presidente cinese era già noto due anni fa, come svelato due anni fa da un’altra inchiesta che metteva a nudo i conti off-shore delle elite politiche cinesi. Un passato nell’industria del tabacco, e oggi proprietario di alcune aziende del lusso di Hong Kong, Deng ha creato due compagnie offshore nel 2009 alle Isole Vergini Britanniche, la Best Effect Enterprises Limited e la Health Mining International Limited. Tra i nomi che spuntano da questa nuova inchiesta, ci sono poi, quelli già noti della figlia dell’ex premier cinese, Li Peng, Li Xiaolin, e quello di un nipote di Jia Qinglin, fino al 2012 uno dei nove uomini potenti di tutta la Cina. La rivelazione dei file sui conti offshore cade in un giorno di festa in Cina (il Qingming festival in cui vengono ricordati i defunti) e non ha finora prodotto reazioni sulla stampa cinese, che non ha ripreso la notizia, ne’ reazioni ufficiali da parte dei leader.

Lo scandalo coinvolge anche esponenti delle repubbliche ex sovietiche. Tra i nomi che compaiono nei cosiddetti ‘Panama Papers’, infatti, c’è quello di Nuraly Aliyev, vice sindaco di Astana e nipote del presidente kazako, Nursultan Nazarbayev. Ieri un gruppo di giornalisti di tutto il mondo ha pubblicato i dati relativi a oltre 11,5 milioni di documenti trafugati dallo studio legale Mossack Fonseca. Aliyev, che nel 2012 aveva un patrimonio stimato intorno ai 200 milioni di dollari e che è anche presidente di una società di telecomunicazioni, si dice possa diventare il successore di suo nonno alla carica di Presidente della nazione così ricca di petrolio e gas. Secondo i giornalisti, a giugno 2008 Aliyev diventa azionista della Baltimore Alliance Inc., con sede nelle Virgin Island britanniche. L’attività principale della società consisteva nel possedere, acquistare e vendere yatch. Nel 2008 la compagnia compra uno yatch di 77 piedi, il Nomad, registrato alle Virgin Island britanniche da Mossack Fonseca. Inoltre, Aliyev possiede l’Alba International Holdings Ltd., società fondata sempre nelle Isole Vergini britanniche nel settembre 2014, e usata per aprire un conto presso la banca di Cipro. Le autorità kazake non hanno ancora risposto a questa informazione. (AGI)

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.