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Panama Papers, onda lunga dello scandalo arriva in Cina

Pechino – L’onda lunga del scandalo dei Panama Papers arriva fino in Cina. Tra i nomi che compaiono nei file dello studio legale di Panama Mossack Fonseca ci sono anche quelli dei parenti degli uomini più potenti, presenti e passati, della Cina. Il nome più ripreso è quello di Deng Jiagui, cognato del presidente cinese Xi Jinping, titolare di due compagnie offshore create nel 2009 alle Isole Vergini Britanniche, quando Xi era vicepresidente della Cina: la Best Effect Enterprises Limited e la Health Mining International Limited. Gli affari oscuri della famiglia dell’uomo più potente della Cina – e fautore della campagna anticorruzione, giunta al quarto anno di attività – non sono un mistero: il nome di Deng Jiagui era stato fatto già nel 2014, sempre in un’inchiesta condotta da Icij (International Consortium of Investigative Journalists) nota come i “China leaks”, che metteva a nudo le fortune nascoste nei paradisi fiscali da parte di uomini vicini ai dirigenti di Pechino. Allora, Deng veniva presentato come un ex dirigente del settore del tabacco passato a dirigere gruppi del settore del lusso a Hong Kong. Prima ancora, i familiari di Xi erano stati messi in relazione ad affari nei settori dell’immobiliare, delle telecomunicazioni e delle terre rare. L’agenzia Bloomberg, che aveva pubblicato l’inchiesta a giugno 2012, era stata oscurata dalla censura del Great Firewall per le rivelazioni che andavano a toccare la famiglia dell’allora numero due della Cina.

Tra i nomi che compaiono nell’inchiesta ci sono anche quelli di Li Xiaolin, figlia dell’ex primo ministro ai tempi delle manifestazioni studentesche di piazza Tiananmen, Li Peng. Negli anni in cui suo padre era al potere, secondo i documenti ottenuti dalla Suddeutsche Zeitung e condivisi globalmente attraverso il network di Icij, Li sarebbe stata collegata a una fondazione nel Lichtenstein che controllava un’azienda registrata alle Isole Vergini Britanniche. Tra gli altri nomi che vengono fatti c’è anche quello della nipote di Jia Qinglin, uno degli uomini piu’ potenti della Cina fino al 2012, quando si è ritirato dal Comitato Permanente del Politburo, il vertice del potere del Partito Comunista Cinese. Tra i nomi che compaiono, infine, c’e’ anche quello di Patrick Henry Devillers, architetto ed ex socio d’affari di Gu Kailai, la moglie dell’ex leader caduto in disgrazia, Bo Xilai. L’elenco dei parenti di leader o ex-leader cinesi a capo di società offshore è, pero’, piu’ lungo. L’inchiesta di due anni fa citava anche i nomi di personaggi meno noti, come Hu Yishi, cugino dell’ex presidente cinese Hu Jintao, o quello di Wu Jianchang, genero di Deng Xiaoping, il padre delle riforme cinesi del dopo-Mao. I “China leaks” avevano poi confermato gli affari di Wen Runchung – figlia dell’ex primo ministro, Wen Jiabao, meglio nota con lo pseudonimo di Lily Chang – che secondo un’inchiesta condotta dal New York Times, avrebbe intascato almeno 1,8 miliardi di dollari in tangenti per mettere in connessione alcune aziende cinesi con il colosso bancario americano JP Morgan. Il padre era stato un’altra “vittima” di un’altra inchiesta, pubblicata nell’ottobre del 2012 sempre sul New York Times, che svelava gli affari di famiglia di Wen Jiabao, premier uscente, a pochi giorni dall’avvicendamento al vertice del potere che sarebbe stato sancito dal Congresso del partito di novembre 2012. (AGI) 

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